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Conversione

Storia sufi.

Malik, figlio di Dinar, riferisce questa messa in atto di un comportamento e di una conversione:
Malik stava esercitando la mente riguardo al comportamento dissipato d’un giovane dissoluto che gli abitava vicino. Per un lungo periodo non intraprese alcuna azione, nella speranza che qualcun altro intervenisse, e alla fine la gente cominciò a lamentarsi del giovane.
Malik allora gli si avvicinò e lo rimproverò, chiedendogli di correggersi. Ma il giovane informò Malik di essere il favorito del Sultano, e che nessuno poteva impedirgli di fare ciò che gli garbava.

Malik disse che sarebbe andato dal Sultano; ma il giovane gli assicurò che il sovrano non avrebbe mai cambiato idea su di lui.

“In questo caso” disse Malik “ne riferirò al Creatore, lassù”.

Il giovane disse che Dio era troppo misericordioso per rimproverarlo.
Malik era sconcertato, e abbandonò il giovane a se stesso; ma subito la reputazione di questi diventò così cattiva che ci fu una protesta pubblica contro di lui. Malik si precipitò a rimproverarlo di nuovo.

Mentre usciva di casa, però, sentì una voce dall’aldilà gridargli: “Non toccare il mio amico!”.
Malik era esterrefatto, e arrivò davanti al giovane in uno stato di confusione.

Appena lo vide, il dissoluto gli chiese per quale motivo era tornato.
Malik disse: “Non posso rimproverarti, ma devo dirti ciò che è accaduto”. E gli riferì l’esperienza con la sua viva voce.

Il malfattore fu sconvolto al sentire le sue parole e, assai turbato, disse: “Se davvero è mio Amico, gli darò ogni mia proprietà”. Abbandonando le sue ricchezze, divenne un viandante.
Malik Dinar incontrò quest’uomo un giorno alla Mecca.

Il giovane disse: “Sono venuto a trovare il mio Amico” e morì.

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