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Precetti jaina per i laici

"Siccome anche un nemico si avvicina a un uomo umile con amicizia, il laico deve coltivare i tre tipi di umiltà: del pensiero, della parola, dell’azione".

(301) E’ chiamato sravaka (laico virtuoso) colui che, essendo dotato di retta fede, ascolta ogni giorno i discorsi dei monaci sulla retta condotta.

(302) Un laico virtuoso è colui che ha rinunciato a nutrirsi dei cinque frutti udumbara (come il banyan, il pipala, il fico anjeer, il kathumara e il pakar) [si tratta di frutti molto ricchi di semi; poiché ogni seme è dotato di un’anima propria, nutrendosi di questi frutti si arrecherebbe violenza a molte vite. n.d.t.], è colui che è libero dai sette vizi ed è colui che viene chiamato darsana sravaka, un uomo il cui intelletto è purificato dalla retta fede.

(303) I sette vizi sono i seguenti: (1) i rapporti sessuali con persone diverse dal proprio coniuge, (2) il gioco d’azzardo, (3) bere bevande alcoliche, (4) la caccia, (5) esprimersi con asprezza, (6) la durezza nelle punizioni e (7) l’appropriazione indebita dei beni altrui.

(304) Mangiare le carni di animali aumenta l’orgoglio, l’orgoglio crea il desiderio per le bevande alcoliche e il piacere del gioco d’azzardo; e ciò accresce tutti gli altri vizi.

(305) Le scritture di altre religioni hanno descritto saggi che volavano e che poi cadevano a terra per aver mangiato la carne di animali, perciò anch’esse dicono che non si dovrebbe mangiare carne.

(306) Una persona bevendo alcolici perde il controllo di sé stessa e commette molte azioni censurabili; subisce infinite sofferenze sia in questo mondo sia nel prossimo.

(307) Una persona che ha una devozione verso il Jina salda come il monte Meru, che ha un’inclinazione verso la rinuncia e che è libera da difetti di carattere (salya), non avrà paure in questo mondo.

(308) Siccome anche un nemico si avvicina a un uomo umile con amicizia, il laico deve coltivare i tre tipi di umiltà: del pensiero, della parola, dell’azione.

(309) Fare del male agli esseri viventi (himsa), mentire, rubare, avere rapporti sessuali fuori dal matrimonio, e avere uno smisurato desiderio di possesso (parigraha): l’eliminazione di questi cinque comportamenti costituisce i cinque voti minori.

(310) Un individuo con la mente contaminata dall’ira o da altre passioni non dovrebbe mai legare, ferire, mutilare, caricare con grandi pesi o privare di cibo o di acqua nessun essere vivente, animale o umano: queste cinque sono le trasgressioni (aticara) del voto di Ahimsa (Nonviolenza).

(311) L’astenersi dal mentire è il secondo voto; la menzogna è di cinque tipi: dire il falso sulle donne nubili, sugli animali, sulle terre, sui debiti o sui pegni, e dire falsa testimonianza.

(312) Accusare in modo affrettato e in maniera sconsiderata, divulgare il segreto di qualcuno, svelare un segreto confidato dalla propria moglie, dare falsi consigli, falsificare documenti o scritti: tutto ciò deve essere evitato.

(313) Ci si dovrebbe astenere da: acquistare beni rubati, incitare un altro a rubare, sottrarsi alle leggi del governo, usare falsi pesi e false misure, falsificare monete e documenti.

(314) Ci si dovrebbe astenere: dall’avere rapporti con una donna che non ha tutori o che è di un vagabondo, dal compiere atti sessuali innaturali, dal combinare matrimoni o dallo sposarsi due volte, e dallo smodato desiderio sessuale.

(315, 316) Non si dovrebbero accumulare per un’insaziabile avidità beni illimitati, perché questo comportamento porterà all’inferno e sfocerà in numerosi sbagli. Una persona retta e dalla mente pura non dovrebbe superare i limiti che si è imposta nell’acquisizione di terre, di oro, di grano, di servitù, di bestiame, di vasellame e di mobilia.

(317) La persona che ha fatto il voto di limitare il desiderio di possesso dovrebbe essere paga di ciò che possiede. Non dovrebbe mai pensare dentro di sé: “Questa volta ho deciso di possedere pochi beni, ma in futuro non lo farò, e, se sarà necessario, accumulerò di più”.

(318) La decisione di non spingersi oltre certi limiti prestabiliti nelle dieci direzioni (digvrata), la decisione di non oltrepassare certi confini regionali prestabiliti per cercare piaceri sensuali (desavakasika) e l’astensione dalle azioni inutili (anarthadanda viramanavrata): questi sono i tre voti meritori (gunavrata).

(319) Il Signore Mahavira ha detto che il primo gunavrata nella religione del laico è digvrata, secondo cui si dovrebbero limitare nella direzione superiore, nella direzione inferiore e nella direzione obliqua le proprie attività nel campo degli affari e dei piaceri dei sensi.

(320) Il secondo voto meritorio (desavakasika gunavrata) consiste nel non visitare nessuna regione in cui esista la possibilità di violare un voto, cioè di non attraversare una frontiera regionale prestabilita con l’intenzione di trovare piaceri sensuali.

(321) Il terzo gunavrata consiste nell’astenersi dai seguenti quattro tipi di azioni violente: (1) nutrire pensieri malvagi, (2) comportarsi in maniera negligente, (3) dare in prestito uno strumento di violenza, (4) consigliare di compiere un atto di violenza.

(322) Certe azioni di himsa non causano tanta schiavitù come le azioni inutili. Infatti, le azioni di himsa avvengono solo in determinate (per esempio in stato di necessità), a differenza delle azioni inutili.

(323) La persona che osserva il voto di astenersi dalle azioni inutili (anarthadanda viramanavrata) dovrebbe astenersi: dall’eccesso di azioni amorose, dall’imitazione parodistica, dalle parole offensive, dall’eccessiva loquacità, dal possesso di strumenti e di armi di violenza, da un eccessivo uso del sesso, e dall’avere troppe cose d’uso quotidiano.

(324) Mettere un limite agli oggetti di piacere sensuale, sia quelli di consumo abituale sia gli altri, praticare l’equanimità mentale (samayika), offrire cibo e altre cose ai monaci, agli ospiti e alle persone bisognose, e digiunare come stabilito dalla religione (pausadha): questi sono i quattro voti disciplinari.

(325) Il primo voto disciplinare (bhogopabhoga viramana) è di due tipi: quello che riguarda il piacere e quello che riguarda il lavoro.

Il primo consiste nell’astenersi dal mangiare tutte quelle verdure che hanno un’anima (come, per esempio, le radici bulbose), nell’astenersi dal mangiare i frutti udumbara contenenti piccolissimi organismi viventi [i semi] e nel non cibarsi delle carni di animali. Il secondo consiste nell’astenersi da quei commerci e da quelle attività produttive che comportano violenza e altre azioni peccaminose.

(326) Avendo come scopo l’astensione dagli atti peccaminosi, l’unica azione religiosa meritoria è samayika. Perciò, considerando questa come un’azione superiore a tutte le altre azioni ordinarie del laico, una persona intelligente dovrebbe compiere samayika per il proprio benessere.

(327) Osservando il voto di samayika (ossia astenersi dalle azioni peccaminose e praticare l’equanimità mentale), il laico diventa uguale a un santo: per questa ragione dovrebbe osservare il voto molte volte durante la giornata.

(328) Se il laico pensa alle faccende terrene (e non al sé), mentre pratica samayika, realizza una concentrazione negativa, e il suo samayika sarà inutile.

(329) Posadhopavasa consiste nell’astensione dal cibo, dall’abbellimento del corpo, dall’unione sessuale e dalla violenza. E’ di due tipi: parziale o totale; osservando il secondo tipo, l’individuo compie senz’altro samayika.

(330) Un laico che offre cibo puro ai monaci nella maniera giusta e secondo le regole prescritte e le necessità del tempo e del luogo, osserva il quarto voto disciplinare (atithisamvibhaga).

(331) Esistono quattro generi di donazione: di cibo, di medicamenti, dell’insegnamento delle scritture e delle rassicurazioni contro la paura. Nella sacra scrittura Upasakadhyayana si dice che questa quadruplice donazione é molto meritoria.

(332) Un laico che offre senza indugi cibo in elemosina è lodevole: a che cosa serve indagare sulla idoneità o meno della persona che riceve la carità?

(333) I pii laici che sono prudenti e hanno una buona condotta basata sull’osservanza delle scritture, non mangiano in una casa in cui non sia mai stata fatta prima la carità ai monaci.

(334) Colui che mangia il cibo avanzato dopo che il monaco si è nutrito, godrà della più grande felicità terrena e gradualmente otterrà la beatitudine dell’emancipazione. Questo predica il Jaina.

(335) Sappi che proteggere sempre gli esseri viventi che temono di morire è abhayadana, la suprema carità.

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