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I dodici volumi di teologia (poesia di Rumi)

Poesia sulle contraddizioni delle opinioni teologiche.

C’è un distinto volume per ciascun argomento,
e ciascun volume ha uno stile specifico.
Ciascuna regola si applica a un caso particolare,
l’una contraddice l’altra, dall’inizio alla fine.

Una afferma che solo col digiuno e l’ascesi
si raggiunge lo stato della vera devozione.

L’altra sostiene che l’astinenza a nulla giova
e che il mezzo supremo è una carità sincera.

Un’altra ancora però dice: “I digiuni e le offerte
servono al tuo orgoglio per farti uguale a Dio.
La fede in Dio e l’abbandono nelle Sue mani,
sono più che sufficienti, ed il resto è vano”.

Un’altra ancora dice: “Servono le opere;
morta è la fede che non produce opere di bene”.

Ma un’altra ribatte: “Proibizioni e obblighi non servono
ad essere rispettati, ma a mostrare l’umana fallacia,
a farci prendere coscienza della nostra debolezza
e indurci a confidare solo nella divina potenza.”

E un’altra ancora: “Guardare all’umana debolezza
è ingratitudine verso il Misericordioso.
Abbiate cura dei vostri poteri, perché è Dio
che ve l’ha donati, ed essi dipendono dalla Sua grazia.”

Un’altra sostiene: “Ignora potere o mancanza:
tutto ciò che distoglie da Dio è soltanto un idolo”

Ma un’altra ancora dice: “Non spegnere la tua torcia
ma fanne una luce che risplenda per i tuoi simili.
Se la tua torcia viene trascurata
a mezzanotte si estinguerà il fuoco di Unione”

All’opposto una dice: “Spegni quella torcia senza timore,
perché quando sarà spenta sorgeranno le beatitudini.
Quando si spegne la torcia l’anima gioisce
e la tua Laila diviene fiera come il suo Majnun.
Se qualcuno - per amore di Dio - rinuncia al mondo,
avrà il mondo sempre con sé, da ogni suo lato.”

Ma un’altra regola dice: “Tutto quel che Dio ti ha dato
della Sua creazione, tutto quel che ti ha reso gradevole,
piacevole e disponibile, prendilo pure con gioia
e non tormentarti con vane privazioni”.

La regola opposta però dice: “Abbandona
tutto quel che possiedi, e sii libero da brama!”

Ah, quanto diverse son le strade che ci appaiono
e ciascuna di esse ha una sètta che la segue!
Se trovare la retta via fosse cosa semplice,
non c’è giudeo o gentile che non la seguirebbe!

Vi è anzi chi dice: “La retta via è irraggiungibile,
giacché la vita del cuore è divorata dall’anima.
Qualsiasi godimento dell’uomo mondano
non produce frutti, nemmeno aridi o salsi.
Seguire la via produce solo rimorso
e chi la rincorre va solo incontro a sconfitte.
Cercarla non produce alcun valido profitto,
ma anzi conduce alla bancarotta certa.
Impara a distinguere il profitto dalla bancarotta,
valuta a fondo ciò che perdi e ciò che ottieni.

E vi è chi dice “Scegliti un valida guida,
ma nemmeno la guida garantisce il risultato.”

Ciascuna sètta ha un suo modo di concepire la Mèta
e per questo i settari finiscono in preda all’errore.
Prevedere il risultato non è un semplice trastullo,
altrimenti tante divergenze non sarebbero mai sorte.

Una dice: “Sii il maestro di te stesso,
giacché tu conosci chi è il Maestro supremo:
sii dunque uomo, e non bestia caricata da altri!
Segui la tua propria via e non perdere la testa!”

Un’altra dice: “Tutto ciò che vediamo è Uno”,
eppure chi dice ciò ha una vista doppia.

Un’altra ancora dice: “Cento è uguale ad Uno”,
ma chi afferma questo è soltanto un folle.

Ogni volume è confutato da opposti sofismi,
da quanto lo contraddice nella forma e nella sostanza.
Questo si oppone a quello, dall’inizio alla fine,
Come se antidoti e veleni fossero mescolati.

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