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Quasi un santo (Dal Lieh Tzu)

"Lung Shu disse a Wen Chih: 'La tua arte è sottile. Io ho una malattia, puoi guarirla?'. 'Solo se il decreto celeste lo consente', rispose Wen Chih. 'Ma prima dimmi i sintomi di ciò di cui soffri'. [...]".

Lung Shu disse a Wen Chih: “La tua arte è sottile. Io ho una malattia, puoi guarirla?”.

“Solo se il decreto celeste lo consente”, rispose Wen Chih. “Ma prima dimmi i sintomi di ciò di cui soffri”.

“Se il mio villaggio mi loda non lo considero un onore e se tutto il regno mi biasima non lo considero un disonore” disse Lung Shu, “se acquisto non me ne rallegro e se perdo non me ne rattristo, guardo alla vita come alla morte e alla ricchezza come alla povertà, considero gli altri alla pari dei porci e me stesso alla pari degli altri, sto in casa mia come se alloggiassi in una locanda, contemplo il mio villaggio alla stregua di un villaggio di barbari Jung o Mang. Di tutto questo soffro. I gradi e le ricompense non riescono ad eccitarmi, le pene e i castighi non riescono ad intimorirmi, la prosperità e la decadenza, il vantaggio e lo svantaggio, non riescono a cambiarmi, il dolore e la gioia non riescono a influenzarmi. Così mi è impossibile servire il principe, mantenere i rapporti con i parenti e gli amici, esercitare l’autorità sulla moglie e i figli e dirigere la servitù. Che malattia è questa? Quale prescrizione può curarla?”.

Wen Chih ordinò a Lung Shu di stare in piedi con le spalle alla luce, mentre egli stesso si tirava indietro e lo guardava contro luce. Alla fine disse: “Oh, vedo il tuo cuore! La disposizione del tuo cuore è il vuoto. Sei quasi un santo! Nel tuo cuore, signore, sei cavità sono in comunicazione e una non ha accessi [anticamente si credeva che il cuore del santo avesse sette cavità]. Ora, è forse per questo che tu consideri malattia la santità e la saggezza? Non è cosa che la mia arte superficiale possa guarire”.

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