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Acchiappare le cavallette (Dal Lieh-Tzu)

"Mentre Confucio si recava nel regno di Ch’u, uscendo da una foresta vide un gobbo che acchiappava le cavallette come se le raccogliesse. «Sei abile!», esclamò Confucio. «Hai una Via?». [...]".

Mentre Confucio si recava nel regno di Ch’u, uscendo da una foresta vide un gobbo che acchiappava le cavallette come se le raccogliesse.

“Sei abile!”, esclamò Confucio. “Hai una Via?”.

“Ho una Via”, rispose quello. “Per cinque o sei mesi se non faccio cadere due palle messe l’una sull’altra in cima alla canna, allora sono poche le cavallette che manco; se non faccio cadere tre palle sovrapposte, allora ne manco una su dieci; se non ne faccio cadere cinque, allora è come se le raccogliessi. Tengo il corpo fermo come se fosse un ceppo, dirigo il braccio come se fosse un ramo d’albero secco. Per quanto grandi siano il cielo e la terra, per quanto numerose siano le creature, io sono consapevole solo delle ali delle cavallette. Con tutta tranquillità non darei l’ala d’una cavalletta in cambio delle diecimila creature. Come farei a non riuscire?”.

Confucio disse rivolto ai discepoli: “Se fate uso d’una volontà indivisa, vi concentrate nello spirito. Questo ha voluto dire il gobbo!”.

“Tu sei uno di quelli dalle maniche larghe [modo sarcastico per indicare i dotti]”, disse il gobbo. “Eppure, che sapienza è la tua se domandi di queste cose? Metti ordine in ciò di cui fai uso e poi applica a te stesso quelle parole”.

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