La vita nel tempio zen Fudenji

Un breve articolo di Marco Del Freo e alcuni video (nel link sotto) della vita nel tempio zen più importante d'Italia, diretto da Fausto Taiten Guareschi.

IL FONDATORE - Circondato da giardini e orti, organizzato per ospitare ospiti che provengono da tutto il mondo, è un luogo di culto che è divenuto un punto di incontro, di scontro e di confronto tra persone delle idee e degli dei più diversi. Qui si tengono seminari di lingua cinese come corsi di Shiatsu, convegni sul rapporto tra le religioni e allenamenti di Kendo, campi estivi per bambini e scuole di cucina: qui, soprattutto, si insegna a dialogare senza per questo rinunciare a essere quello che si è. Fudenji c’è perché c’è Fausto Taiten Guareschi. Tra i più importanti campioni che judo italiano abbia mai avuto, Guareschi un giorno andò a Parigi per migliorare le proprie tecniche sotto la guida di uno dei più grandi maestri giapponesi, Deshimaru, giunto in Europa per diffondere la parola del Buddha e l’insegnamento del Budo. A Parigi trovò la strada che lo ha portato a diventare un maestro, un discendente in linea diretta dell’Illuminato.

I MONACI NELLA TENUTA - Qui si pensa e si lavora. La tenuta è stata completamente trasformata da Taiten e dagli altri monaci. I campi sono diventati un parco sviluppato tutto intorno agli orti che forniscono le verdure per i pasti: lungo il torrente sono state costruite le strutture per gli incontri pubblici e le manifestazioni. La vecchia casa colonica è stata rivoluzionata e nuovi percorsi sono stati aperti per consentire lo studio e la preghiera, oltre alle molteplici attività lavorative che impegnano i monaci ogni giorno, dalle 4.30 di mattina, ora della sveglia, fino alle 21, quando le luci si spengono definitivamente. Ogni giornata è ritmata dai suoni dei tamburi, dei legni e delle campane che sembrano davvero parlarsi per annunciare i momenti della preghiera così come quelle dei pasti. Religiosi e ospiti mantengono ogni luogo in un ordine che in altri posti sarebbe maniacale e qui è solo rispettoso di ogni cosa, come la pulizia. La lingua giapponese segna ogni momento di chi vive a Fudenji. Gassho è il saluto che si ci si scambia, a mani giunte, quando ci si incontra. Zafu sono i cuscini sui quali ci si siede nello zazen, la meditazione fatta nell’immobilità assoluta, rivolti ai muri: nella postura stessa è, secondo la tradizione Rinzai, l’illuminazione che rende chi pratica Buddha, sui tatami, le stuoie rigide, incastonate sul tam, bassi tavoli in legno che sono letto, scrivania, tavolo da pranzo per i monaci e per i loro ospiti. La sala delle funzioni è del Dharma e qui si recitano i Sutra.

Nessun rischio di assatanati New Age, da queste parti. E’ vita da monaci veri, senza scorciatoie, senza facilitazioni. E’ un cammino, non una soluzione pronta per l’uso. Taiten è duro quanto generoso di sé. Come i maestri delle leggende non una sola parola è casuale, non un solo gesto. Ed è quasi incredibile sentire il suo dolce accento emiliano piegarsi ai suoni gutturali del giapponese senza perdere niente della sua sincerità. Lo Shingi, la regola, è dura, ma non ci sono scuse, per lui come per gli altri. E se la sedia del maestro Mirita da cui dipende è vuota, lo è solo per chi non capisce. Per gli altri, essere Buddha è. E basta.

Marco Del Freo

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