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Quando nasce un saggio, ... (Thich Nhat Hanh)

"Quando nasce un saggio,l'acqua del fiume si fa piu limpida e gli alberi piu verdi". Tratto dal testo "Il Buddha vivente, il Cristo vivente" di Thich Nhat Hanh.

*Vedere la via e’ vedere me *

Si dice che incontrare un vero maestro o maestra valga quanto un secolo di studio della sua dottrina, perche’ in una simile persona assistiamo a un esempio vivente di illuminazione.

Come possiamo incontrare Gesu’ o il Buddha?

Dipende da noi.

Molti di coloro che guardano dritto negli occhi del Buddha o di Gesu’ non sono capaci di vederli.

Un uomo che voleva vedere il Buddha aveva una tal fretta che fini’ per non occuparsi di una donna in condizioni di bisogno incontrata lungo la via.

Quando arrivo’ al monastero del Buddha, fu incapace di vederlo. Che siate o meno in grado di vedere il Buddha dipende da voi, dallo stato del vostro essere.

Sono comprensione, sono amore.

Al pari di molti grandi uomini il Buddha aveva il carisma di un santo. Quando vediamo persone simili sentiamo in loro la pace, l’amore e la forza, e anche in noi stessi.

I cinesi dicono: “Quando nasce un saggio, l’acqua del fiume si fa piu’ limpida e le piante e gli alberi dei monti diventano piu’ verdi”.

Essi descrivono l’atmosfera che circonda un uomo santo o una donna santa.

Quando una persona saggia e’ in mezzo a voi e sedete accanto a lei, percepite la pace e la luce. Se doveste sedere accanto a Gesu’ e guardarLo negli occhi - anche senza vederLo - avreste una opportunita’ molto piu’ grande di essere salvati che non tramite la lettura delle Sue parole.

Ma quando Egli non e’ presente, i Suoi insegnamenti sono quanto c’e’ di meglio, soprattutto quelli della Sua vita.

* Liberta’ dalle nozioni *

Leggendo qualsiasi scrittura, cristiana o buddhista, tengo sempre presente che qualunque cosa abbiano detto Gesu’ o il Buddha era rivolta a una persona o a un gruppo particolari in una circostanza particolare.

Cerco di comprendere a fondo il contesto in cui essi parlano al fine di intendere veramente il significato delle loro parole.

Quanto dicono puo’ essere meno importante di come lo dicono. Quando capiamo questo, siamo prossimi a Gesu’ o al Buddha.

Ma se analizziamo le loro parole per scoprirne il significato piu’ profondo senza comprendere le relazioni fra chi parla e chi ascolta, forse mancheremo il bersaglio. A volte i teologi dimenticano cio’.

Quando leggiamo la Bibbia, osserviamo l’enorme coraggio di Gesu’ nel tentativo di trasformare la vita della sua societa’.

Quando leggiamo i sutra, notiamo che anche il Buddha era una persona molto forte.

La societa’ indiana all’epoca del Buddha era meno violenta di quella in cui nacque Gesu’, di conseguenza si puo’ ritenere che il Buddha manifestasse reazioni meno estreme, ma solo perche’ nel suo ambiente era possibile un’altra via.

La sua reazione alla corruzione fra i sacerdoti vedici, per esempio, fu risoluta.

Il concetto di Atman, Se’, che era al centro delle credenze vediche, era in gran parte la causa dell’ingiustizia sociale dell’epoca - il sistema delle caste, il terribile trattamento riservato agli intoccabili e la monopolizzazione degli insegnamenti spirituali da parte di coloro che godevano delle migliori condizioni materiali e tuttavia non erano praticamente per nulla religiosi.

Per reazione, il Buddha diede risalto alla dottrina del non-Atman (non-se’).

Egli affermava: “Le cose sono vuote di un se’ separato e indipendente. Se cercate il se’ di un fiore, vedrete che e’ vuoto”.

Ma quando i buddhisti cominciarono a venerare l’idea di vuoto, egli disse: “Se vi fate prendere dal non-se’ di un fiore e’ peggio che credere nel se’ di un fiore”.

Il Buddha non presento’ una dottrina assoluta. Il suo insegnamento del non-se’ veniva impartito nel contesto della sua epoca.

Era uno strumento di meditazione. Ma numerosi buddhisti da allora sono stati attratti dall’idea di non-se’.

Costoro confondono i mezzi e il fine, la zattera e la sponda, il dito che indica la luna e la luna. C’e’ qualcosa di piu’ importante del non-se.

E’ la liberta’ dalle nozioni sia di se’, sia di non-se’.

Per un buddhista essere attaccato a una qualche dottrina, persino a una dottrina buddhista, e’ tradire il Buddha.

Importanti non sono le parole o i concetti. Importante e’ la nostra intuizione profonda della natura della realta’ e il nostro modo di rispondere alla realta’.

Se il Buddha fosse nato nella societa’ in cui nacque Gesu’, credo che anch’egli sarebbe stato crocifisso.

* Vedere la via, imboccare il sentiero *

Quando Gesu’ disse: “Io sono la via”, intendeva dire che per avere un’autentica relazione con Dio, e’ necessario praticare la Sua via.

Negli Atti degli Apostoli i cristiani delle origini parlavano della propria fede chiamandola “la Via”.

Secondo me, “Io sono la via” e’ un enunciato piu’ significativo di “Io conosco la via”.

La via non e’ una strada asfaltata. Ma dobbiamo distinguere fra l’”Io” detto da Gesu’ e l’”Io” cui di solito pensano le persone.

L’”Io” nel Suo enunciato e’ la vita stessa, la Sua vita, che e’ la via. Se non guardate veramente alla Sua vita, non riuscirete a vedere la via. Se vi accontentate di venerare un nome, foss’anche il nome di Gesu’, questo non e’ praticare la vita di Gesu’.

La nostra pratica deve consistere nel vivere profondamente, nell’amare e agire con carita’ se davvero desideriamo onorare Gesu’.

La via e’ Gesu’ stesso e non semplicemente qualche idea di Lui.

Un’autentica dottrina non e’ statica, non consiste di pure parole ma della realta’ della vita. Molti che non posseggono ne’ la via ne’ la vita cercano di imporre agli altri cio’ ch’essi credono sia la via.

Ma queste sono solo parole che non hanno rapporto con la vita vera o una vera via. Quando comprendiamo e pratichiamo in modo profondo la vita e gli insegnamenti del Buddha o la vita e gli insegnamenti di Gesu’, penetriamo per la porta ed entriamo nella dimora del Buddha vivente e del Cristo vivente, e innanzi a noi si presenta la vita eterna.

 

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