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Ramana Gita (Ramana Maharshi)

L'importanza dell'assorbimento nel Sé; I tre sentieri; Il sommo dovere; La Natura della Consapevolezza; La Scienza del Cuore; Mezzi per controllare la mente; L'autoindagine; I quattro stadi della vita; ecc.

 
Capitolo I - L’importanza dell’assorbimento nel Sé

 

1 . Nell’offrire i miei rispetti a Maharishi Ramana, Kartikeya in forma umana, io presento i suoi insegnamenti in questo lucido lavoro.

2-3 . Nella stagione fredda, il 29 dicembre dell’anno 1913 dell’era cristiana, mentre tutti i discepoli sedevano attorno a lui con mente concentrata, io posi delle domande a lui, Bhagvan Maharishi, per avere per risposta delle conclusioni definitive.

4 . Sarà sufficiente per ottenere la liberazione la discriminazione tra il “Vero” e il “l’Irreale”? O sono necessarie anche altre pratiche?

5 . Per i ricercatori della verità, lo studio critico delle scritture da solo è sufficiente per ottenere la liberazione? O è necessaria anche la pratica spirituale secondo la guida del Guru?

6 . In che modo una persona di “stabile conoscenza” conosce di essere “ciò”? E’ a causa della pienezza della sua conoscenza? O perchè è cessata la consapevolezza oggettuale?

7 . Con quale prova certa l’uomo istruito riconosce “colui che Conosce”?
Il Samadhi, l’assorbimento della mente nel Cuore, si esprime solo in conoscenza o soddisfa anche i desideri?

8 . Se qualcuno pratica lo yoga per esaudire un desiderio e diventa improvvisamente conscio del Sé, quel desiderio verrà soddisfatto o no?

9 . Dopo aver udito le domande, il mio Guru, ricettacolo di compassione, Bhagvan Sri Ramana Rishi, distruttore dei dubbi, così rispose:

10 . Lo stabilizzarsi nel Sé da solo è sufficiente per liberare da ogni legame. Tuttavia la discriminazione tra il “Vero” e il “l’Irreale” conduce a perdere interesse per il transitorio.

11 . Il profondo jnani (uomo di conoscenza) ha le sue radici sempre e solo nel Sé. Non considera l’universo “Irreale” né lo vede come separato da sé.

12 . Non c’è dubbio che lo studio critico delle scritture non conduce alla liberazione il cercatore della verità. Senza esperienza nella pratica spirituale (Upasana) non ci potrà essere realizzazione. Questo è certo.

13 . Sperimentare lo “stato naturale” durante la pratica spirituale è detto “Upasana”. Quando questo stato si stabilizza senza fluttuazioni, è chiamato “Conoscenza”.

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