
Adesso ci vuole un miracolo.
Ieri sera, a caldo, subito dopo l’incredibile sconfitta, abbiamo annunciato “il discorso Champions è chiuso”. Poco dopo, in conferenza stampa, Prandelli si è mostrato ottimista, ha detto di volerci credere ancora, di essere convinto che non si sia ancora fuori dai giochi. Così la pensano anche alcuni giornalisti.
La realtà è che si può essere ottimisti o pessimisti, speranzosi o disfattisti, ma una cosa appare certa e indubitabile: per approdare al quarto posto e poter disputare i preliminari di Champions anche l’anno prossimo, serve ora una rimonta miracolosa.
Mancano 16 partite. La Fiorentina dovrebbe scavalcare una dopo l’altra Bari, Cagliari, Genoa, Juventus, Sampdoria, Palermo e Napoli, e finire davanti a tutte loro. Tante squadre. Tantissime.
I Viola oltretutto hanno solo 31 punti. Solitamente, in questi ultimi anni, la quota Champions si è sempre assestata intorno ai 66-68-70. Quindi, volendo provare a fare qualche proiezione, per riuscire nell’impresa la Fiorentina da qui alla fine avrebbe bisogno, più o meno, di altri 37 punti, sperando che bastino.
Ciò vuol dire, in sostanza, che per sperare nel miracolo i Viola devono vincere almeno 12 delle 16 partite che restano. Neanche una di meno, secondo noi.
Missione impossibile? In teoria no. Nella realtà, forse sì. Forse.
Dodici partite su 16, a partire dalla durissima trasferta di Genova sabato prossimo, contro una Sampdoria rigenerata (3 vittorie di fila) e imbattuta quest’anno tra le mura amiche. E poi ci saranno ancora gli scontri con Milan, Juve, Inter, Napoli (in trasferta), e le energie spese per le coppe nel mezzo.
E’ lecito sperare ancora, o è meglio mettersi il cuore in pace?
Fonte [foto]

Alessio Gradogna








