
Il sogno finisce. Con tanta delusione, e infinita rabbia. La Fiorentina gioca una grande partita, sotto il gelo e la neve, sospinta da oltre 40.000 spettatori. Rifila tre gol alla corazzata Bayern, entusiasma e ci fa venire i brividi, vince la sesta partita su otto in questa edizione di Champions… Ed è eliminata, per colpa di Ovrebo, e del potere pallonaro, che ha voluto a tutti i costi sospingere ai quarti i tedeschi, riuscendo perfettamente nell’impresa. Ora lassù ai vertici della politica calcistica, saranno tutti felici e soddisfatti.
Una partita dalle mille emozioni, in un susseguirsi mozzafiato di sentimenti contrastanti. I primi 25 minuti di tensione e studio reciproco, il gol di Vargas che fa esplodere il Franchi e regala la prima illusione del sogno, la gran parata di Frey che mantiene il sogno vivo, l’intervallo nel quale non si sta più nella pelle e si vorrebbe solo rincominciare e finire il prima possibile. Poi la ripresa, e quei venti minuti di follia in cui succede di tutto, e ogni tifoso Viola, metaforicamente parlando, perde 10 anni di vita: Gila che si divora il 2-0, ma poi regala a Jovetic (in ombra fino a quel punto) l’assist per il raddoppio, il pubblico che riesplode, il sogno che sembra sempre più nitido e reale, la rete di Van Bommel che gela tutti, ma poi ancora Stevan Jovetic, che fa urlare a squarciagola i 40.000 per la terza volta, un urlo che non fa neanche in tempo a completarsi, perchè Robben un minuto dopo trova il gol della vita e tronca la gioia fiorentina.
In quel momento, forse, si è definitivamente capito che il destino (sottoforma di un uomo norvegese) aveva davvero, definitivamente, deciso l’esito di questa sfida. Si è sperato fino all’ultimo secondo che accadesse qualcosa, qualsiasi cosa, anche un colpo di fortuna, magari all’ultimo secondo, per pareggiare i conti con i torti, e ottenere giustizia.
Ma nello sport come nella vita, la giustizia non esiste. E’ finita così, tra la soddisfazione per un’eroica Fiorentina che ha saputo battere, dopo Liverpool e Lione, un’altra grande del calcio europeo, e il rammarico enorme, per essere stati vergognosamente scippati di una qualificazione che sarebbe stata strameritata.
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Alessio Gradogna








