Il campionato “maledetto” dei Viola continua, senza nessun segno di cambiamento. Tutt’altro. La grande attesa partorisce l’ennesima disfatta, questa volta ancora più cocente, perchè vissuta contro gli acerrimi rivali bianconeri. La Fiorentina colleziona la settima sconfitta nelle ultime dieci partite in serie A, un bilancio surreale e terrificante, e perde una partita condizionata, ancora una volta, da limiti propri, ma anche da decisioni arbitrali quantomeno dubbie.
Il gol di Diego dopo cento secondi dal fischio d’inizio gela immediatamente i 40.000 spettatori che hanno riempito il Franchi. Un’azione che sembra viziata da un netto fuorigioco. Le moviole serali diranno poi che l’off side, se c’era, era di pochi centimetri. Ma in tempo reale sarebbe stato un gol palesemente da annullare. Nell’incertezza, invece, siccome gioca la Juve e contro c’è la Fiorentina, la terna arbitrale convalida. Ça va sans dire.
La reazione Viola c’è, ma come ormai spesso capita, appare abbastanza sterile. Le occasioni, comunque, arrivano, Gila si mangia un gol davanti a Manninger, e una punizione di Vargas va fuori di un niente. Non è comunque una grande Fiorentina: Montolivo non appare molto ispirato, Jovetic è fumoso peggio del solito, Vargas e Gila non sono in perfette condizioni e si vede. L’unico che corre come un leprotto è Marchionni, ed è proprio lui a beffare la difesa ospite e a siglare di testa l’1-1, che ridà forza e speranza al popolo Viola.
Nel secondo tempo si vorrebbe vedere una Fiorentina tutta all’attacco, dato che il pareggio per la classifica non serve a un bel niente. Invece è la Juve a tenere in mano il gioco. Non succede nulla per parecchi minuti, poi il pensionante Grosso sbriciola la difesa Viola e batte Frey. 1-2. Notte fonda. Prandelli butta nella mischia Keirrison, e il brasiliano si conquista un probabile rigore, o forse era punizione dal limite, ma l’arbitro non fischia. Ça va sans dire un’altra volta.
Negli ultimi minuti la Fiorentina non ci crede più. Finisce la partita, e anche il campionato, con 11 giornate d’anticipo. Forse finisce anche un ciclo. Ma prima di dirlo, provando a digerire l’ennesima batosta, aspettiamo almeno fino a martedi sera.
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Alessio Gradogna








