La Fiorentina ha chiuso il suo campionato conquistando un solo punto nelle ultime cinque partite, e terminando all’undicesimo posto in classifica, con un totale di diciassette sconfitte, a -20 da quella zona Champions che costituiva l’obiettivo di partenza, e a -8 dalla Juventus nonostante i bianconeri siano incappati in una delle stagioni più buie della loro storia.
Francamente, neanche i più pessimisti avrebbero mai potuto immaginare un epilogo tanto triste.
Se vogliamo, di teoriche giustificazioni se ne possono anche trovare tante (la stanchezza fisica e mentale, la mancanza di motivazioni, la delusione per l’ingiusta e beffarda eliminazione dalla Champions, l’annebbiamento di giocatori spremuti come limoni, gli infortuni, l’assenza di Mutu), ma questo non basta a giustificare il comportamento di chi è sceso in campo senza essere capace di onorare con dignità la gloriosa maglia Viola indossata.
E’ proprio questo che fa più rabbia. Al di là della retorica corviniana, queste ultime 5 partite hanno visto prestazioni indegne, nelle quali l’impegno è parso a dir poco vacillare, e la grinta non si è mai quasi mai vista.
Altre squadre non avevano più niente da chiedere a queste ultime giornate di campionato, ma hanno comunque giocato e lottato allo spasimo fino all’ultimo secondo.
I Viola invece, al di fuori delle parole di circostanza, hanno tirato i remi in barca, hanno perso la voglia, e sono andati incontro a figuracce che i tifosi gigliati non si meritavano.
Dopo un inverno ricco di gioie e soddisfazioni (che certo non dimentichiamo, perchè quelle fantastiche serate di Champions rimarranno scolpite nella nostra memoria in eterno), è stato uno dei finali di stagione più tristi nella storia della Fiorentina. A chi rimarrà a Firenze, il compito e l’obbligo di farsi perdonare nel prossimo campionato.
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Alessio Gradogna








