
Firenze si sta innamorando di Adem Ljajic, salutato domenica al Franchi con quel familiare coro, “il ragazzo gioca bene“, che un tempo veniva destinato a Francesco Flachi.
Prestazioni altalenanti ma coniate da lampi di classe, e ammirevole freddezza nel realizzare i calci di rigore con Lazio e Parma; il talento serbo deve migliorare, ha ampi margini di crescita, necessità di un potenziamento fisico e di una maggiore continuità all’interno della partita, ma sicuramente promette di diventare un grande giocatore. Quest’anno sarebbe dovuto maturare con calma, senza pressione, all’ombra di Jovetic, ma l’infortunio del montenegrino lo ha trascinato subito sulla ribalta; i riscontri, per ora, sono positivi.
Certo, non bisogna esagerare con paragoni e attese: come detto Ljajic ha ancora molto da imparare. E’ evidente però che in questo momento, in una Fiorentina che là davanti fatica ad accendersi, con Gilardino abbandonato a se stesso ed elementi in forma scadente (Marchionni) o non ancora perfetta (Vargas, Cerci) lui sia l’unico a poter regalare un po’ di classe e imprevedibilità. La squadra di Mihajlovic, adesso, non può prescindere da lui, nella speranza che Firenze se ne innamori sempre di più.
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Alessio Gradogna








