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REFERENDUM N° 7

Due parole sul significato del più imcomprensibile dei 7 quesiti di domenica

Domenica, una delle schede elettorali, porterà l’ermetico quesito: “Volete voi che sia abrogata la legge 4 gugno 1973, n° 311 recante “Estensione del servizio di riscossione dei contributi associativi tramite gli enti previdenziali” e successive modificazioni?”.
Da un punto di vista strettamente pratico e formale, il quesito referendario n°7, avrebbe un impatto, tutto sommato, modesto nel caso di una vittoria del sì poiché è probabile che il legislatore decida altri modi per la riscossione di detti contributi.
Con il “no”, la situazione rimarrebbe, ovviamente, invariata.
Il mio parere personale sull’argomento è che il voto, in questo caso, sia del tutto indifferente, sia perché ciò che è uscito dalla porta rientrerà dalla finestra, sai perché il referendum n°7, da solo è “zoppo”.
Faceva infatti parte di una manovra articolata del comitato promotore (che aveva proposto inizialmente 20 quesiti), che comprendeva anche l’abolizione della ritenuta d’acconto, ed altre iniziative collegate. Il fatto che solo questo abbia passato il placet della Corte Costituzionale, lo priva, secondo me di gran parte del suo significato.
Se comunque volete vederne una valenza politica, ecco un estratto dal sito della Uil
“Tutt’altra cosa, invece, è l’impatto politico che si vuole ottenere, poiché, in realtà, questo referendum attacca frontalmente il significato profondo della rappresentatività dei sindacati confederali, la democrazia economia e sociale che le organizzazioni sindacali rappresentano. Le attuali conquiste dei lavoratori (che gran parte dei quesiti referendari vogliono mettere in discussione), lo vogliamo ricordare, sono nate proprio dal modello rappresentativo e democratico dei sindacati confederali.”
La mia convinzione resta comunque invariata: l’eventuale vittoria nel referendum n° 7 dei sì, dovrà essere guardata in prospettiva della legga che sostituirà quella abrogata.