Questo sito contribuisce alla audience di

La globalizzazione fiscale

Dal punto di vista fiscale, qeugli stessi governi che promuovono gli incontri su questo tema sono i più conservatori...

La globalizzazione sembra essere il tema dominante dell’anno 2000, con continue manifestazioni a favore e contro, convegni e moniti. In campo economico si sono tenuti gli incontri più significativi e pubblicizzati, mentre quelli forse più incisivi sono stati anche i meno pubblicizzati. Le delibere OCSE e le direttive europee sulle legislazioni fiscali sono le iniziative che avranno alla lunga i risultati più profondi, poichè nascono come risposta diretta ai “pericoli” della Globalizzazione.
Come scriveva il grande Isaac Asimov, in uno dei suoi racconti, quasi ogni ministero o aspetto della vita civile può cessare la sua funzione senza che questo distrugga il tessuto sociale di un paese, salvo l’esazione delle imposte.
Ipotizzando un crollo delle entrate in uno stato industrializzato, le conseguenze vanno dall’impossibilità di garantire i servizi essenziali, alla crescita esponenziale della disoccupazione, (poichè se non verranno più pagati gli stipendi agli statali, la riduzione provocherà un calo della spesa complessiva, con effetti su tutta l’economia).
Il fatto che il mondo stia diventando sempre più piccolo tende infatti a mettere le imprese su di un unico mercato globale, obbligandole ad essere efficienti. Delle scelte strategiche oculate possono dunque mostrare la convenienza a trasferire la propria attività all’estero, dove la manodopera ha prezzi inferiori, oppure ad eseguire la così detta programazione fiscale.
In ambedue i casi un paese industrializzato si troiverà di fornte al preoblema di avere un’emmoragia di redditi, e di conseguenza di imposte.
Per questo gli interventi Ocse in questo senso hanno un blando contenuto anti-globalizzazione, come spiegato nell’intervento “la concorrenza sleale”