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Il trattamento fiscale dello scambi di Banner

Siti Internet e portali spesso operano quello che viene chiamato lo scambi di banner, cioè cedono uno spazio della propria pagina in cambio di una prestazione analoga da parte di un altro utente. Vista da un profano la cosa finisce qui, poichè si ha la cessione di uno spazio promozionale a titolo gratuito, ottenendo in cambio ospitalità anch'essa gratuita.

Siti Internet e portali spesso operano quello che viene chiamato lo scambi di banner, cioè cedono uno spazio della propria pagina in cambio di una prestazione analoga da parte di un altro utente. Vista da un profano la cosa finisce qui, poichè si ha la cessione di uno spazio promozionale a titolo gratuito, ottenendo in cambio ospitalità anch’essa gratuita.
La cosa apparentemente sembra finire lì, ma almeno per quei soggetti che lo spazio pubblicitario lo vendono, non si ha una singola operazione gratuita, ma due prestazioni onerose distinte il cui valore viene compensato.
Lo schema contrattuale è dunque quello di due distinti rapporti negoziali aventi per oggetto delle prestazioni di servizi ed è naturale che così avvenga, poichè altrimenti si potrebbe gratuità anche per ogni altra forma di “baratto”.
Questo è almeno l’orientamento attuale di gran parte dei legali americani che si occupano di Internet e si tratta senz’altro di una logica condivisibile anche dal nostro ordinamento.
Dal punto di vista fiscale questo comporta una registrazione dei corrispettivi a norma dell’articolo 9 comma 2 del Testo unico delle Imposte sui redditi, dove si stabilisce che le spese ed i proventi in natura “sono valutati in base al valore normale dei beni e dei servizi da cui sono costituiti” dove il valore normale può essere inteso approssimativamente come “di mercato”.
Ai fini Iva inoltre sarà bene emettere una fattura per lo spazio registrarne una per lo spazio acquistato, in conformità con le norme sulle prestazioni effettuate in corrispettivo con altre cessioni.