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Perché la Corte dei Conti ha bocciato la Finanziaria?

E’ notizia di questi giorni che il massimo organo contabile dello Stato abbia, sollevato alcune perplessità sulla legge Finanziaria per il 2003. Che cosa è successo?

La principale critica mossa dalla Consulta alla proposta di Legge, riguarda “la capacità delle correzioni del disavanzo tendenziale di assicurare un miglioramento permanente nei conti pubblici.”
Bene, che cosa vuol dire?
Che il concordato triennale il condono tombale, ecc. avranno sì degli effetti positivi sui conti del 2003, poiché si incasseranno delle entrate una tantum, ma avranno un effetto depressivo sul lungo periodo.
Un po’ come la vendita degli immobili dello Stato: si incassano sì denari liquidi, ma si perdono tutti gli affitti per gli anni successivi.
Nel caso dei condoni e concordati, la cosa è naturalmente un po’ più complicata, ma può essere riassunta, con qualche approssimazione come segue.
In pratica, il governo ha programmato una riduzione fiscale, e quindi minori entrate per lo Stato di una certa entità, contando di compensarle con le maggiori entrate derivanti dal concordato fiscale, cosa che, secondo i magistrati contabili, non accadrà.
Secondo la Corte dei Conti, anche un condono fiscale ‘tombale’ (e cioè la possibilità di chiudere per sempre le pendenze con il Fisco riferite al passato), non garantirebbe il gettito atteso nella Finanziaria.
Considerando che “circa il 40% dell’intera manovra finanziaria per il 2003 è da riferire proprio alle sanatorie fiscali”, la cosa diviene alquanto preoccupante.
Come preoccupante è l’accusa implicita al Governo di “non saper fare i Conti”.