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Il Nuovo Scudo Fiscale

Cosa è lo Scudo Fiscale e chi lo utilizza


Sempre più spesso, in questi giorni, sentiamo parlare del nuovo “Scudo Fiscale” che il Governo si appresta a varare per tentare di incamerare rapidamente risorse, anche se tale provvedimento ha alimentato in passato ed alimenterà sicuramente polemiche in quanto in fin dei conti è un provvedimento che tutela coloro che hanno esportato in maniera illecita capitali all’estero e che per farli rientrare pagheranno molto meno di quel che avrebbero dovuto pagare se avessero rispettato la legge.
Fedele al mio stile, evito ogni tipo di polemica, lasciando a voi il giudizio; augurandomi solo che non venga affermato che tale provvedimento servirà per reperire i fondi necessari alla ricostruzione della martoriata terra d’Abruzzo.

Ma è importante verificare cosa si intende per “Scudo Fiscale” ed il suo funzionamento.

Lo “Scudo” disciplina di fatto due possibilità: “rimpatriare” o “regolarizzare” la posizione fiscale in Italia di determinati beni illegittimamente detenuti all’estero a una certa data, da particolari categorie di soggetti residenti in Italia.

Tra le attività oggetto della riforma non rientrano solamente la detenzione di somme di denaro e investimenti mobiliari, ma anche altre tipologie di attività aventi carattere economico (quali, ad esempio, detenzione di immobili, gioielli, beni di lusso, opere d’arte ecc.).
I soggetti legittimati a godere dei vantaggi della riforma definita “scudo fiscale” sono persone fisiche, società semplici, associazioni professionali e gli altri enti non commerciali. Sono, pertanto, escluse dai benefici dello “scudo” le società di capitali (S.p.a. e S.r.l.).
Tuttavia, è importante ricordare che anche le attività detenute all’estero, dai soggetti legittimati, tramite interposta persona, trust o società fiduciarie possono essere sanate con lo “Scudo”.

I soggetti legittimati devono essere residenti in Italia al momento della presentazione della dichiarazione riservata.
Si rammenta, a tal fine, che per espressa statuizione della Circolare dell’agenzia delle Entrate n. 9/2002 “l’emersione delle attività è ammessa non soltanto nel caso di possesso diretto delle attività da parte del contribuente, ma anche nel caso in cui le predette attività siano intestate a società fiduciarie o siano possedute dal contribuente per il tramite di interposta persona”.
Pertanto, ad esempio, attività italiane detenute da residenti mediante l’interposizione di soggetti non residenti si considerano detenute all’estero e, quindi, possono rientrare nell’ambito di operatività dello “scudo”.

In sostanza, lo “scudo fiscale” permette, ad esempio a un individuo, di:
a) rimpatriare attività finanziarie o somme di denaro a patto che le stesse fossero detenute all’estero;
b) sanare la posizione fiscale relativa alla detenzione all’estero di denaro, investimenti e altre attività di altra natura.
Si hanno dunque due attività consentite, una di carattere dinamico, consistente nel riportare materialmente i beni protetti dallo “scudo” all’interno dei confini nazionali, l’altra di carattere statico, permettendo la sola regolarizzazione di una situazione esistente che non è destinata a mutare bensì, solo, a uscire dall’ombra della detenzione occulta e, quindi, a essere “sanata”.

I soggetti che intendono avvalersi dello “scudo” possono farlo presentando la cosiddetta “dichiarazione riservata”.
Tale dichiarazione deve rilasciarsi a un intermediario: banche italiane, SIM (società di intermediazione mobiliare), SGR (società di gestione del risparmio), società fiduciarie, agenti di cambio iscritti nel ruolo unico previsto dal Decreto legislativo n. 58/98, Poste italiane e stabili organizzazioni in Italia di banche e imprese di investimento non residenti in Italia.
L’aggettivo “riservata”, attribuito alla dichiarazione in questione, deriva dalla circostanza per la quale la stessa non deve essere trasmessa all’amministrazione finanziaria potendo infatti rimanere oggetto di uno scambio interno di copie sottoscritte tra l’intermediario da una parte e il contribuente dall’altra.

I soggetti che si avvalgono dello “scudo” devono versare all’Erario, tramite l’intermediario con il quale hanno realizzato la procedura, la percentuale stabilita dal decreto (in precedenza il 2,5%) del valore delle somme o delle attività rimpatriate o regolarizzate. Tale versamento rimane anonimo e, pertanto, non è possibile risalire dallo stesso al soggetto che lo ha disposto.

L’aliquota che le imprese dovranno pagare non è ancora certa. Ma sarà più alta rispetto a quella al 2,5% dello Scudo fiscale del 2002. Ma quella fu un’occasione unica per chi aveva nascosto al fisco grandi tesori e all’improvviso riuscì a mettersi in regola senza temere nulla e pagando pochissimo. Questa volta si parla di un’aliquota che potrebbe andare dal 4 all’8% ma non ci sarà nemmeno un centesimo di sanzione per aver evaso le tasse.

Sono graditi i Vs.commenti !!

Roberto Pagano
www.lacontabilitaonline.net