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Le Dimissioni del Ministro Scajola

Le imposte da versare sull'acquisto della casa partendo dalla vicenda dell'ex Ministro Scajola

La vicenda del Ministro dimissionario Scajola a seguito dell’acquisto di un’appartamento situato in una delle zone più prestigiose di Roma, con vista sul Colosseo, ad un prezzo di favore e con un presunto occultamento di circa 900.000 euro di valore ricevuti da un’imprenditore avvezzo a far affari con la Pubblica Amministrazione, mi ha fatto nascere la volontà di verificare quali sono le imposte da pagare in sede di una compravendita di un’immobile.

La vicenda ha sicuramente un peso sull’immagine della politica, già compromessa da scandali precedenti, e credo ciò giustifichi il grande astensionismo alle recenti elezioni regionali.

Chi acquista un’appartamento, che va effettuato mediante atto pubblico notarile che riporta, fra l’altro, l’effettivo valore di cessione dell’immobile e le indicazioni analitiche delle modalità di pagamento (assegno, bonifico, etc) , sarà soggetto al pagamento di alcune imposte che variano a seconda che trattasi di prima casa oppure no.

Se si tratta di prima casa, ed il venditore è un privato, si dovrà pagare :

* imposta di registro del 3%
* imposta ipotecaria fissa di 168 euro
* imposta catastale fissa di 168 euro

Se si tratta di un’immobile ad uso abitativo “non prima casa” ed il venditore è sempre un privato, si dovrà pagare:

* imposta di registro del 7%
* imposta ipotecaria del 2%
* imposta catastale del 1%

Le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono versate dal notaio al momento della registrazione dell’atto.

Dal 1° gennaio 2007 soltanto per le compravendite di immobili ad uso abitativo, comprese le relative pertinenze (box, garage, cantine) a favore di un privato, si può assumere come base imponibile il valore catastale, anziché dal corrispettivo pagato.

L’acquirente può chiedere al notaio che la base imponibile ai fini dell’applicazione delle imposte (registro, ipotecaria e catastale) sia costituita dal valore catastale dell’immobile, indipendentemente dal prezzo dichiarato dalle parti. In tal caso il rogito deve riportare anche il valore catastale dell’immobile. L’agevolazione spetta a condizione che nell’atto sia indicato l’effettivo importo pattuito per la cessione.

L’omissione, la falsa o incompleta dichiarazione comportano (oltre all’applicazione della sanzione penale) l’assoggettamento, ai fini dell’imposta di registro, ad accertamento di valore dei beni trasferiti. In sostanza, l’ufficio applicherà le imposte sul valore di mercato dell’immobile, anche se le parti avevano richiesto la tassazione sulla base del valore catastale. Inoltre sono previste onerose sanzioni pecuniarie amministrative. (Fonte:MutuiOnline)

Non conoscendo l’esatto valore catastale dell’appartamento del Ministro oggetto della vicenda, è approsimativo stabilire l’importo dell’imposta presumibilmente evasa, ma è semplice stabilire che se si adotta il valore totale della compravendita come base imponibile, se trattasi di prima casa, mancano all’appello 27.000 euro di imposta di registro che si triplicherebbe in caso di seconda casa.

E’ grave che forse sia proprio il Ministro dello Sviluppo Economico ad aver fatto ciò.

Ma aspettiamo sempre gli esiti della vicenda; bisogna sempre credere alla presunzione di innocenza in base ai principi garantisti tipici di uno Stato di diritto, quale l’Italia è e sempre lo sarà.

Roberto Pagano
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