Farine vietate concime di pascoli biologici

Articolo apparso sul "Corriere della Sera" del 27 gennaio 2001, a firma di Roberto Defez, CNR, Napoli. Gran parte dei fondi pubblici per la ricerca in agricoltura sono destinati all'agricoltura biologica e questa viene faziosamente posta in alternativa alle colture transgeniche. Tutto cio' e'paradossale in quanto entrambe le tecnologie sono preoccupate dell'uso eccessivo della chimica in agricoltura ed entrambe mirano a fornire maggiore sicurezza alimentare. Tutti ragionamenti difficili da far passare in campagna elettorale!

Caro Direttore, nel Decreto Ministeriale n. 91436 del 4 agosto 2000 -Modalità di attuazione del Regolamento CE n. 1804/99 sulle produzioni animali biologiche- l’attuale titolare del Dicastero dell’Agricoltura consente l’utilizzazione delle farine animali di carne, di sangue, di corna e di zoccoli come prodotti per la concimazione di terreni utilizzati per l’agricoltura biologica: crescerà così l’erba brucata poi dalle mucche”biologiche”. Insomma le farine animali vietate dal 1994 in Italia come mangime per i bovini potrebbero rientrare dalla finestra dell’agricoltura biologica. Il MIPA corre ora ai ripari con un comunicato stampa confermando così lo scheletro nell’armadio. L’aver alzato i toni sul problema mucca pazza è stato un errore: si è terrorizzata l’opinione pubblica. Non contenti i Verdi cercano ora di mescolare le carte pasticciando il problema mucca pazza con le biotecnologie agroalimentari e gli Ogm, ossia le uniche soluzioni percorribili al problema delle farine animali.La ricerca scientifica mondiale racconta con rigore da venti anni le sue verità sui prioni senza trovare statisti in grado di guardare lontano, ma solo politici preoccupati degli effetti a breve delle loro decisioni. Le voci di questi censori si levano solo per zittire il mondo scientifico italiano che da Dulbecco a Garattini, dall’Istituto superiore di Sanità a quello della Nutrizione, dicono che senza ricerca anche sugli Ogm non c’è domani né per la salute né per l’economia italiana. Intanto l’ Italia importa soia transgenica dal 1996 (presidente della Commissione Agricoltura della Camera l’attuale Ministro) e già prima dell’emergenza mucca pazza arrivava in Italia soia transgenica per circa metà del fabbisogno nazionale. Tutte le campagne pubblicitarie narrano di prodotti commestibili senza contaminazioni da Ogm: probabilmente importiamo quasi 3 milioni di tonnellate di soia solo per diletto. Invece di limitare l’emorragia finanziaria, si pensa solo a strangolare la ricerca pubblica italiana che potrebbe competere con quella mondiale limitando le importazioni: un bel servizio davvero reso alle multinazionali. “Adda passa’ ‘a nuttata”, diceva Eduardo de Filippo, verrà il tempo della ragione in cui riusciremo a far capire che la ricerca biotecnologia pubblica è l’unica salvezza per l’agricoltura biologica, la lotta integrata ai parassiti e la valorizzazione delle biodiversità.

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