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Curiosità scientifiche (1)

Cosa respirano gli astronauti a bordo di una stazione spaziale?

La Stazione spaziale internazionale dispone di un raffinato sistema che, oltre a fornire ossigeno, previene l’accumulo delle sostanze tossiche prodotte dall’equipaggio. La maggior parte dell’ossigeno della stazione spaziale viene ricavato attraverso un processo chiamato elettrolisi che utilizza l’elettricità fornita dai pannelli solari per separare l’idrogeno e l’ossigeno che compongono l’acqua dei serbatoi: facendo passare la corrente attraverso l’acqua gli atomi si separano e si combinano nelle forme gassose. Per ora l’idrogeno residuo viene lasciato defluire nello spazio ma gli ingegneri della Nasa stanno progettando macchinari che potrebbero combinare idrogeno e anidride carbonica per produrre acqua e metano. Così rigenererebbero l’acqua utilizzata e si otterrebbe anche del combustibile.
Per evitare l’accumulo di sostanze tossiche, sono stati installati particolari filtri al carbone. Servono a eliminare i gas di scarico emessi dall’intestino degli esseri umani, come il metano, l’anidride carbonica della respirazione e l’ammoniaca esalata dall’acido urico in sospensione nel sudore. Altri sottoprodotti del metabolismo sono acetone, metanolo e monossido di carbonio. Nella stazione spaziale saranno poi utilizzate varie sostanze chimiche per svolgere esperimenti in assenza di peso. Si prevede un’attività dei laboratori per almeno 30 anni. La Nasa non è però ancora riuscita a progettare un sistema centralizzato per eliminare i residui.

(articolo apparso su “Focus” n° 100)

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