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Una storia esemplare (1)

Nel racconto della figlia, la storia di Max Ufer: genetista tedesco, perseguitato per anni perché sposato ad una donna ebrea. Una vicenda che si sviluppa attraverso la parabola nazista e nei primi anni ’50, anni in cui le vecchie gerarchie mantengono, nonostante tutto, le precedenti posizioni di potere. Una vicenda umana che ci permette di ricordare e riflettere per evitare che il passato ritorni presente.


La Famiglia Ufer in una foto del 1947 dopo la fine dell’incubo nazista

Chi era Max Ufer?

Mio padre, genetista e ingegnere agronomo, era nato nel 1900. Da giovane fu iscritto a una scuola ebrea che si trovava nei pressi della sua abitazione.





Copia conforme certificato attestante il superamento degli esami di abilitazione all’insegnamento di scienze dell’agricoltura.

Perché la scelta di una scuola ebrea?

La scelta fu dettata dalla vicinanza e non costituiva una particolare stravaganza. In questa scuola infatti sia gli studenti sia il corpo docente era composto tanto da Ebrei che da diverse confessioni. Questo atteggiamento libertario fece si che in seguito i genitori di mio padre non si opposero al matrimonio con una donna ebrea.

Tuo padre conobbe la moglie sui banchi di scuola?

No, molto più tardi, dopo che era gia laureato.

Quanto vissuto da tuo padre può testimoniare che in Germania, prima del ’33, l’antisemitismo non era sentimento così diffuso?

Questo è un discorso lungo e difficile. A tale proposito sto lavorando ad una edizione critica di un dramma di Frank Wedekind del 1904, in cui si parla di una associazione, il cui fine era la selezione della razza umana.

Questo tipo di associazione, purtroppo, non rappresentava un caso isolato, ma al contrario, a partire dalla seconda metà dell’ottocento, se ne trovavano molte altre operanti in Germania e anche in altri Paesi europei, come pure negli Stati Uniti. Fin dall’Antichità Platone, in seguito Tommaso Moro nella sua Utopia, poi Tommaso Campanella nella Città del Sole cercarono di dar vita a delle utopie in cui si contemplava anche un miglioramento della razza umana. Durante l’Illuminismo furono creati canoni di bellezza che dovevano servire da modello per un uomo più bello e più sano. Nell’ottocento, la dottrina della selezione di Charles Darwin che considerava la lotta delle specie per il potere una conferma della selezione naturale, fu travisata in progetti di selezione artificiale, ovvero di allevamento umano, in cui l’ereditarietà assunse un ruolo predominante. Con l’industrializzazione e la nascita delle società di massa e il conseguente decadimento fisico e intellettuale degli strati più poveri della popolazione, le teorie razziali divennero sempre più numerose e sofisticate; si cercava di interferire nel patrimonio genetico umano.

Inizialmente queste teorie non erano propriamente antisemitiche, ma dopo gli scritti di Arthur Gobineau, Paul de Lagarde, Houston Stewart Chamberlain e altri, l’eugenetica assunse anche un carattere decisamente razziale.

Anche se gli Ebrei risultavano integrati nella società, si può senz’altro affermare che l’antisemitismo era diffuso in Germania: numerosi erano gli attivisti e considerevole la capacità di penetrazione pubblicistica.

Le idee di Hitler non emersero quindi dal nulla e giunsero a vanificare i diritti acquisiti dagli Ebrei durante la breve pausa della Repubblica di Weimar. La loro storia, che in Germania e in Europa era stata caratterizzata dal succedersi di ondate antisemite e successive fasi di emancipazione, consentì un rapido diffondersi di quanto propugnato da Hitler e dai nazisti anche tra quanti non erano impegnati politicamente.

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