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Katharina Sieverding e le collezioni scientifiche di Goethe

Mostra aperta fino al 28 Febbraio con orario: tutti i giorni 10-18, presso la Casa di Goethe, Via del Corso 18, Roma. Chiusura martedì. Costo dell’ingresso 3 €

Se vi trovate a Roma per le vie del centro, ecco una buona occasione per concedersi qualche ora di sollievo, lontani dal frastuono dello shopping cittadino. Giunti alla fine di Via del Corso, in prossimità di Piazza del Popolo, prendete coraggio e suonate il campanello della Casa di Goethe, al civico 18. Attraversato un elegante portone vi sembrerà di lasciarvi alle spalle tutte le vostre ansie e preoccupazioni; questa sensazione sarà rinvigorita quando, dopo aver percorso qualche rampa di scala sarete giunti all’interno della Casa di Goethe, casa dove il poeta soggiornò tra il 1786 ed il 1788.

Negli ambienti destinati ad accogliere le mostre temporanee, vengono ospitati in questi giorni, circa 150 oggetti appartenuti a Goethe, con il compito di offrire una prospettiva completa di come l’artista abbia inteso i quattro “regni della natura”: minerali, piante, animali e infine l’uomo. I curatori della mostra, Cornelia Lauf e Ludovico Pratesi, hanno invitato Katharina Sieverding, artista praghese, allieva di Joseph Beuys, pioniera dell’arte fotografica, filmica e video, a scegliere una serie di oggetti significativi provenienti dalla collezione privata di Goethe a Weimar (oltre 50000 pezzi).

Nella prima delle quattro sale della mostra, sono collocate conchiglie, marmi e cristalli che testimoniano l’interesse di Goethe per il mondo inanimato. Si passa quindi in una sala contenete una serie di teschi umani; in uno sono visibili una serie di linee circolari con incise notazioni anatomiche. La terza sala, forse la più interessante, contiene una serie di schizzi e disegni, realizzati con diverse tecniche pittoriche, che colpiscono per la raffinata fattura e per la minuziosa descrizione realistica di particolari anatomici e morfologici.

Tra tutti, segnalo un acquerello che rappresenta un fiore di tulipano con il passaggio da caulina a petalo e due schizzi con penna in nero dove sono illustrati nel primo, la funzionalità anatomica di un osso intermascellare, nel secondo la tendenza ad uno sviluppo a spirale nella vegetazione.

La quarta sala dovrebbe accogliere una video proiezione, risultato del confronto della Katharina Sieverding con le teorie scientifiche goethiane, ma chi scrive non ha potuto vedere nulla a causa di inconveniente tecnici.

Passando oltre si giunge nei locali in cui è collocata la mostra permanete di Goethe a Roma.

Il 30 Ottobre 1786, il giorno successivo all’arrivo a Roma, Goethe si trasferì nell’appartamento al Corso dove il pittore Tischbein viveva in affitto preso una copia di vetturini con due giovani pittori Johann Georg Schütz e Friederich Bury. Facevano parte della cerchia degli amici di Goethe a Roma anche la pittrice Angelica Kauffman, il calcografo Johann Heinrich Lips, lo scrittore Karl Philipp Moritz, il teorico dell’arte Friederich Reiffenstein e lo storico dell’arte Johann Heinrich Mayer. I rapporti amichevoli e le attività comuni del piccolo gruppo di artisti e studiosi contribuirono in maniera sostanziale a rendere piacevole il soggiorno del poeta.


Prego coloro che mi amano e mi vogliono bene di inviarmi presto una parola quaggiù, e di inserire la lettera rivolta a me, che può venire chiusa semplicemente con un’ostia da sigillo, in un’altra busta con l’indirizzo:

Al Sigr. Tischbein

Pittore Tedesco

Al Corso, incontro del

Palazzo Rondinini

Roma

Partito da Karlsbad nel settembre del 1786, Goethe rimase a Roma, eccetto un periodo trascorso in visita a Napoli e nella Sicilia, fino all’aprile del 1788.


Johan Heinrich Wilhelm Tischbein: Goethe nella Campagna Romana. In questo ambiente artistico si vive come in una sala di specchi. Anche senza volerlo, si vede moltiplicata la propria figura e quella degli altri. Mi ero accorto che Tischbein mi osservava sovente con attenzione, e ora si scopre che vuole dipingere il mio ritratto. Il bozzetto è pronto e la tela è già montata. Vi figurerò a grandezza naturale, avvolto in un mantello bianco, seduto all’aperto su un obelisco rovesciato, nell’atto di contemplare i ruderi della Campagna di Roma in lontananza. Ne verrà un bel quadro, solo che sarà troppo grande per le nostre case nordiche.

In questa seconda parte della visita è possibile vedere numerosi documenti che testimoniano in merito a questo arco di tempo. In quella che viene riconosciuta come la stanza alloggio di Goethe, una serie di disegni di Tischbein, realizzati proprio in Via del Corso, rendono l’atmosfera di intimità della casa, poi illustrazioni di Roma e della campagna romana, dei viaggi compiuti da Goethe nel Sud, dello studio relativo alla teoria dei colori.

Un connubio assai stimolante di arte e scienza, che ci invita a ripensare alla nostra idea di civiltà e cultura.

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