Il Malva di Perkin

Simon Garfield Il Malva di Perkin: storia del colore che ha cambiato il mondo, Milano, Garzanti, 2002, pp 213, € 18.00

William Henry Perkin, chimico, tecnologo ed industriale della seconda metà dell’Ottocento, ebbe un ruolo determinante nella nascita dell’industria chimica che rapidamente caratterizzò modi di vita e destini economici dell’Europa e degli Stati Uniti. La sua biografia ben si adatta alle trame di un romanzo. Nato nel 1838 a Sudbury, in Inghilterra, appena tredicenne mostra un forte interesse per la chimica, materia che ancora non può essere considerata quale scienza sistematica ma bensì alla stregua di una semplice collezione di fatti non chiaramente correlati. Nel 1853, contro la volontà del padre che aveva prefigurato per lui la carriera di architetto, entra al Royal College of Chemistry diretto da August Wilhelm von Hofmann.

In quegli anni il gruppo di ricerca di Hofmann era impegnato nell’attività di preparazione di basi organiche col metodo generale della nitrazione di un idrocarburo e della riduzione del nitroderivato risultante. Vista la grande capacità ed entusiasmo del giovane Perkin, Hofmann offre l’opportunità a questo giovane diciassettenne di divenire suo assistente.

La completa dedizione alla causa scientifica di Perkin, è testimoniata dall’aver sistemato nella propria abitazione un piccolo laboratorio chimico dove continuava l’attività di ricerca anche nel tempo libero. Sarà proprio in questo laboratorio rudimentale che, nel 1856, nel corso di un esperimento il cui obiettivo era l’identificazione di un processo di sintesi per la chinina, che Perkin realizzerà una sostanza densa ed oleosa di un intenso colore rosso-brunastro: la mauveina.

Una scoperta certamente casuale ma che grazie all’intuizione di Perkin invece di divenire un semplice scarto di laboratorio diverrà il primo colore di sintesi chimica prodotto dall’uomo.

Perkin, infatti, considerata l’impossibilità di ottenere chinina, decise di studiare le proprietà dei prodotti ottenuti in qualità di coloranti, giungendo ben presto alla constatazione di quanto il loro colore fosse stabile e di come avrebbero potuto trovare impiego nella colorazione della seta.

Ma questo non fu il suo solo grande merito; in quegli anni la chimica era considerata una disciplina esclusivamente teorica senza diretta applicazione pratica, prospettiva che grazie all’azione ed al coraggio di Perkin fu rapidamente rivoluzionata. Giovanissimo, allora ventunenne, contro le insistenze del suo maestro Hofmann, decide di iniziare l’avventura industriale per la produzione della sua scoperta, avviandone nel contempo la promozione quale nuovo colorante per il mondo dell’industria tessile. Fino ad allora, infatti, i coloranti impiegati venivano ottenuti esclusivamente da fonti naturali: l’emateina, estratta dal legno di campeggio, per il colore nero; l’alizarina, estratta dalla robbia, per i colori rossi; l’indaco, estratto da piante della specie Indigofera, coltivate in India ed in Cina; il porpora, estratto da un mollusco (Murex brandaris)

Il ruolo di Perkin è dunque essenziale per la promozione di una chimica applicata, di tipo industriale capace di generare ingenti fortune economiche, soprattutto se si tiene in debito conto che la sua scoperta causò in maniera più o meno diretta,i successivi enormi sviluppi nei campi della medicina, della cosmesi, dell’alimentazione, della fotografia, degli esplosivi.

In questa chiave, il libro di Garfield, oltre a rappresentare un giusto tributo ad una grande figura, oggi purtroppo in oblio, offre un avvincente ricostruzione della nascita del mondo industriale della chimica. Un periodo pervaso da un’atmosfera di grande interesse e curiosità per lo studio della natura delle sostanze e delle reazioni chimiche da cui queste possono trovare origine. E’ grazie a questa attenzione che Perkin intuirà la valenza pratica di una scoperta che altrimenti, dal punto di vista scientifico, avrebbe potuto essere ritenuta minore.

A metà Ottocento si diffonde la convinzione che nei programmi immediati di sviluppo della chimica, oltre alle possibili conoscenze di base, debbano essere contemplate anche le possibili ricadute industriali. Prendono quindi le mosse una serie di attività industriali il cui compito è di fornire materie prime di sintesi, in sostituzione delle “materie naturali”. Di questo credo, Perkin è un ardito precursore, essendo disposto ad investire tutte le sue capacità nella realizzazione di un vero e proprio progetto industriale che richiederà forte innovazione tecnologica e culturale.

La nascita dell’industria chimica è altresì ben presto contrassegnata da problemi legati al danno ambientale e agli effetti dell’utilizzo di prodotti non completamente conosciuti. Sostanze quali l’arsenico e l’anilina, che trovarono largo impiego nella formulazione dei primi coloranti, mostreranno ben presto il loro elevato grado di tossicità, mutando in parte, nell’opinione pubblica, una fiducia inizialmente incontrastata nei confronti dell’industria chimica.

Anche per questo, nel 1873, Perkin cederà l’attività industriale, tornando, ormai ricco e famoso, ad occuparsi della ricerca. L’importanza strategica ed economica dell’industria chimica non viene però certamente messa in discussione e gli anni che precederanno la Prima Guerra Mondiale vedranno il consolidarsi della preminenza dell’industria tedesca. Un apparato purtroppo fondamentale, anche per sostenere la macchina da guerra nazista: quanto questa collaborazione fosse profonda venne testimoniato, emblematicamente, da Auschwitz.

Garfield, ci ricorda che solo nel 1944, Robert Woodward, individuerà il processo di sintesi del chinino (purtroppo in merito alla determinazione del vettore della malaria dimentica completamente il ruolo di Battista Grassi), concludendo un cammino ideale durato ottantotto anni; anni in cui la chimica ha potuto dispiegare il suo enorme potenziale in tutti i settori dell’attività umana divenendo oggi, soprattutto grazie agli sviluppi in campo biologico, scienza fondamentale per le prospettive di sviluppo della nostra specie.

Indice

Parte1 – L’invenzione

1. La celebrità. 2. Non la patria della scienza. 3. Nuove sostanze nell’aria. 4. La ricetta 5. “Ostacoli e sintesi. 6. Epidemia di malva. 7. Il terrificante splendore. 8. Robbia. 9. Avvelenando la clientela.

Parte2 – Utilizzo

1. Giorni decisivi. 2. Autodistruzione. 3. La nuova occasione. 4. Atti fisici 5. Impronte digitali

Nota dell’autore; Ringraziamenti; Bibliografia; Indice dei nomi

Simon Garfield è autore di numerosi saggi, tra cui The end of Innocence in the Time of AIDS, premiato con il Somerset Maugham Award

Per maggiori notizie su William Henry Perkin è possibile consultare I link:

SIR WILLIAM HENRY PERKIN

Mauveine: The First Industrial Organic Fine-Chemical (Photographs of the Dyeworks site, the Black Horse Pub, and surroundings)

William Henry Perkin (1838-1907)

WILLIAM HENRY PERKIN: Discoverer of the First Synthetic Dye

Battista Grassi

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