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Un Italiano nello Spazio

Il 25 aprile, l'astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea, Roberto Vittori, sarà il primo italiano a decollare dal poligono di Baikonur, lo stesso da dove 41 anni fa partì Jurij Gagarin, a bordo della navetta russa Soyuz Tm-34. Inizierà così la missione "Marco Polo" verso la Stazione Spaziale Internazionale, in orbita ad un’altezza di circa 450 Km dalla Terra, dove Roberto Vittori lavorerà per una settimana. Una missione che vedrà il battesimo del primo “cosmonauta” italiano: è questo, infatti, il nome che nella terminologia ufficiale distingue chi vola nelle navicelle russe dagli “astronauti” americani

Il pilota collaudatore e tenente colonnello dell’Aeronautica Militare Roberto Vittori sarà l’ingegnere di volo sulla navetta Soyuz, insieme al comandante russo della Soyuz, Yuri Gidzenko e al passeggero sudafricano Mark Shuttleworth

Dopo le missioni compiute da Franco Malerba, Umberto Guidoni e Maurizio Cheli un altro italiano arriverà nello Spazio, protagonista di una missione che di là dagli obiettivi scientifici ha il preciso intento di verificare la possibilità di sperimentare soluzioni che ne riducano i costi: sponsor e turismo spaziale. Una missione come questa ha un costo valutabile nell’ordine dei 15 milioni di euro, cifra che potrebbe essere contenuta grazie alla “sponsorizzazione” di parte degli esperimenti eseguiti nella navicella, messi in “vendita” per una somma compresa tra i 200 mila fino ad un massimo di un milione e mezzo di euro ciascuno.

La missione “Marco Polo”, identificata in questo modo secondo la consuetudine russa di utilizzare nomi che indichino la nazionalità dei componenti del volo, appartiene alla categoria dei “Sojuz Taxi Flight. Voli destinati ad agganciare alla Stazione Spaziale Internazionale una navetta Soyuz che possa servire quale navetta d’emergenza nel caso in cui l’equipaggio dovesse abbandonare la Stazione. Per garantire la piena efficienza di questa “scialuppa di salvataggio”, ogni sei mesi è prevista la sua sostituzione; Vittori, Gidzenko e Shuttleworth perciò rientreranno a Terra con la Soyuz Tm-33 che sei mesi fa era stata fissata alla Stazione. Questa mansione così delicata, dovrebbe rimanere appannaggio della Soyuz solo per il tempo necessario alla NASA a sviluppare un nuovo mini shuttle, identificato con la sigla X-38, capace in caso d’emergenza di ospitare fino a sette astronauti.

La Stazione Spaziale Internazionale è un progetto nato grazie alla collaborazione tra USA, Russia, Giappone, Canada, Stati dell’Unione Europea. E’ gestita dall’ottobre del 2000 da un equipaggio composto da tre astronauti che vengono sostituiti ogni tre mesi. Un’impresa che secondo i piani iniziali dovrebbe concludersi nel 2006 con la realizzazione di uno straordinario laboratorio: dimensioni paragonabili a quelle di un campo di calcio, un peso complessivo di 450 tonnellate, un volume pressurizzato superiore ai 1200 metri cubi capace di ospitare sette persone di equipaggio, un valore stimato in oltre cento miliardi di dollari,.
Una costruzione, partita nel novembre 1988 con l’invio in orbita del primo modulo, Zaira, di fabbricazione russa, che richiederà per il suo completamento oltre 50 missioni spaziali (proprio in questi giorni la missione STS 110 ha inserito una prima sezione di una trave lunga 110 metri ).

Durante questo complesso lavoro di edificazione saranno eseguiti numerosi esperimenti scientifici, proprio come nel caso della missione Marco Polo. Nel corso della missione saranno, infatti, eseguiti tre esperimenti per conto dell’ASI. Alteino, per studiare gli effetti delle particelle cosmiche sulle funzioni del cervello; Chiro, per monitorare il deterioramento della funzione muscolare in condizione d’assenza di gravità; Vest, per collaudare il funzionamento in orbita di abiti disegnati per ridurre il peso ed il volume dell’abbigliamento degli astronauti. Dal canto suo L’ESA effettuerà un ulteriore esperimento, BMI, in cui sarà valutato uno strumento per misurare la pressione sanguigna.

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