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Il futuro dell’Europa

Si è svolta in questi giorni a Bruxelles, la Prima Conferenza sulla Ricerca Europea. Un’occasione importante per presentare i progetti di ricerca, che nei prossimi anni dovranno trasformare il sistema industriale e scientifico dell’Europa

Si è svolta in questi giorni a Bruxelles, la Prima Conferenza sulla Ricerca Europea. Un’occasione importante per presentare i progetti di ricerca, che nei prossimi anni dovranno trasformare il sistema industriale e scientifico dell’Europa portando alla creazione del più importante polo economico ad alto contenuto tecnologico. Lo strumento con cui l’Unione Europea cercherà di avviare la formazione di uno “spazio comune europeo della ricerca”, è il Sesto Programma Quadro (Sixth Framework Programme FP6). I fondi destinati nel quadriennio 2003-2006 nel programma, sono pari a 17.5 miliardi di euro, con un incremento considerevole rispetto alle risorse assegnate negli anni precedenti. Per favorire la crescita culturale e tecnologica del nostro continente, si punterà su diversi settori, decisivi per il destino del nostro pianeta. In particolare sono sette le aree strategiche di ricerca che saranno finanziate. Al primo posto le tecnologie necessarie allo sviluppo della società dell’informazione e la genomica e le biotecnologie per migliorare la nostra salute. Fondi considerevoli anche per la trasformazione dei processi produttivi con l’obiettivo di raggiungere uno sviluppo sostenibile e la difesa dell’ecosistema. Un ruolo chiave è riconosciuto pure a settori come quello delle nanotecnologie e nanoscienze, e all’industria dell’aeronautica e dello spazio. L’elenco comprende anche la sicurezza alimentare e le scienze economiche e sociali.
Più di ottomila partecipanti, di 61 diverse nazionalità, hanno aderito alla Conferenza sulla Ricerca Europea che a partire dall’11 Novembre e nei successivi due giorni ha focalizzato l’attenzione sui progetti scientifici europei più all’avanguardia. Molti degli iscritti appartengono alle università e ai centri di ricerca europei, ma significativa è stata anche la presenza delle grandi industrie e delle piccole e medie imprese. Obiettivo comune? Stabilire nuovi contatti ed opportunità di cooperazione in modo da far emergere competenze e sinergie in grado di spingere la ricerca europea verso livelli di assoluta eccellenza. In questo modo dovrebbe decollare quella che gli esperti chiamano la European Research Area. Un’area in cui si fondono attività di ricerca che hanno un ruolo essenziale per mantenere alto il livello tecnologico e scientifico che caratterizza i Paesi dell’Unione. Nel corso della Conferenza si è potuto discutere su quelli che appaiono oggi come i maggiori problemi sociali, economici ed ambientali del nostro pianeta. Argomenti che includono lo sviluppo di strumenti tecnologici che permettano l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili ed eco compatibili, o che rendano meno inquinanti le produzioni industriali e più vivibili le nostre città. La ricerca europea è in prima linea per raggiungere l’obiettivo di sostituire a breve termine i combustibili fossili, motrice e minaccia della nostra società, con l’idrogeno o con l’energia eolica e solare. Nell’immediato, altri progetti cercano di rendere meno dannoso l’uso delle fonti energetiche convenzionali, con tecniche che consentono di catturare e sequestrare le emissioni di anidride carbonica. L’Europa è anche alla guida della ricerca più ambiziosa per mettere sotto controllo la fusione nucleare; una fonte energetica che appare come l’autentico “Graal” del nostro millennio, capace di muovere ogni cosa senza limiti di tempo. Ricerche che si basano molte volte sugli straordinari risultati offerti dalle nanotecnologie e dalle nanoscienze. Un settore questo in cui già oggi le competenze europee sono estremamente competitive e in cui, nei prossimi anni, è lecito attendere un ulteriore miglioramento. In quest’area, infatti, il ruolo della cultura scientifica europea, di altissimo livello in settori che vanno dalla chimica alla fisica, dall’ingegneria alla biomeccanica, dalla biologia alla genetica avrà un ruolo essenziale. Proprio le biotecnologie e le scienze per la vita sono tra i temi più importanti nello sviluppo dei progetti di ricerca europei. Una scelta che si basa soprattutto sulla necessità di soddisfare la richiesta di un’elevata “qualità della vita” che proviene dai cittadini europei, oggi più che mai attenti alla qualità dei cibi e dell’aria delle città, alla loro salute e a quella delle future generazioni. Un orientamento che spinge i ricercatori a trovare soluzioni contro problemi sempre più pressanti come l’aumentare di patologie legate all’insorgere di forme di allergia, o alla necessità di combattere il rischio di un rapido declino nell’efficacia degli antibiotici.
Non mancano infine risorse per la ricerca nel campo dell’aeronautica e dello spazio. Un’attività che ha evidenti ricadute economiche e commerciali, ma che ha un ruolo fondamentale per aumentare le nostre conoscenze sugli oggetti più misteriosi dell’Universo e sui processi che hanno portato alla nascita della vita. A questo proposito basta ricordare le missioni spaziali già in corso e previste per i prossimi anni dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e l’importantissima attività svolta dall’European Southern Observatory (ESO).
In ognuno di questi settori si indirizzerà l’attività di coordinamento e di sviluppo del Sesto Programma Quadro. Un primo passo concreto verso il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo definito quest’anno a Barcellona, che stabilisce la necessità di portare il finanziamento della ricerca entro il 2010, al 3% del prodotto lordo dell’Unione Europea. Un traguardo che per i nostri politici sembra molto lontano.

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