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Addio alla Pioneer 10

Gli scienziati del Deep Space Network (DSN) della NASA hanno comunicato che non esiste più alcuna speranza di ottenere ulteriori contatti con la Pioneer 10

Gli scienziati del Deep Space Network (DSN) della NASA hanno comunicato che non esiste più alcuna speranza di ottenere ulteriori contatti con la Pioneer 10. Il suo sistema di alimentazione, che sfrutta il decadimento di isotopi radioattivi, è ormai insufficiente per lanciare segnali percepibili. L’ultimo debole segnale, proveniente dalla sonda, è stato registrato lo scorso 22 gennaio e da allora è fallito ogni tentativo di stabilire un ulteriore contatto. Si conclude così ufficialmente una missione, che a dispetto delle previsioni iniziali che ne fissavano il termine in 21 mesi, ha continuato a fornire preziose indicazioni per oltre 30 anni. Con la Pioneer 10 l’uomo è riuscito ad attraversare l’intero sistema solare spingendosi oltre i pianeti più esterni. Secondo la Dottoressa Colleen Hartman, Direttore del Solar System Exploration Division della NASA: “Pioneer 10 è stata una pioniera nel vero senso del termine. Dopo aver superato Marte nel suo lungo viaggio nelle regioni dello Spazio profondo, si è avventurata in luoghi mai raggiunti prima di allora da oggetti realizzati dall’uomo”
L’inizio della missione risale al 2 marzo 1972 e nasce subito all’insegna dei record. Per il lancio viene utilizzato un razzo a tre stadi che conferisce alla sonda una velocità straordinaria, superiore ai 51000 Km/h, che ne fanno l’oggetto più veloce mai lanciato dall’uomo.Grazie a questa spinta poderosa raggiunge e supera la Luna in 11 ore. Dopo 12 settimane attraversa anche l’orbita di Marte ad una distanza dalla Terra pari ad 80 milioni di chilometri. A metà luglio Pioneer 10 giunge in prossimità della fascia degli asteroidi. Questa regione del sistema solare, con una forma che ricorda vagamente una ciambella, è spessa 80 milioni di chilometri e si estende in larghezza per altri 280 milioni di chilometri. Al suo interno, oggetti rocciosi di ogni forma e dimensione, dai più piccoli, grandi quanto una particella di polvere, a Cerere che ha un diametro di oltre 900 chilometri. Si tratta di detriti cosmici, residui sopravvissuti alla formazione del sistema solare, che viaggiando a velocità superiori ai 20 Km/s, rappresentano una seria minaccia per qualsiasi sonda spaziale. Pioneer 10 è stata la prima navicella in grado di superare questa barriera per puntare quindi con successo verso Giove. Spinta dall’accelerazione gravitazionale del pianeta gigante ha raggiunto la fantastica velocità di 132.000 Km/h, giungendo il 3 Dicembre del 1973 ad una distanza minima di soli 130.000 Km. Un incontro che ha permesso agli scienziati di ottenere le prime osservazioni dirette di Giove. Dati che hanno rivelato ad esempio la natura sostanzialmente liquida del pianeta e la distribuzione del suo campo magnetico. Superato anche Giove, Pioneer 10 ha continuato ad esplorare le regioni più esterne del sistema solare arrivando, nel 1983 dopo 11 anni di viaggio, ad intersecare l’orbita di Plutone, il pianeta più lontano dal Sole. La sonda ha continuato la sua missione, studiando le particelle energetiche che formano il vento solare e i raggi cosmici che attraversano la Via Lattea fino al 31 Dicembre 1997. Terminata la missione scientifica è iniziata una seconda fase di attività per la Pioneer 10. Il suo debole segnale è stato utilizzato dagli scienziati del DSN per mettere a punto le tecniche di comunicazione che saranno impiegate dalla NASA nelle missioni destinate ad esplorare lo spazio interstellare. L’ultimo contatto è avvenuto quando la navicella si trovava a più di 12 miliardi di chilometri dalla Terra. Una distanza che equivale ad 82 volte quella che separa il nostro pianeta dal Sole, tanto grande che anche le onde radio, che viaggiano alla velocità della luce, hanno bisogno di quasi 12 ore per completare il viaggio.
Anche se la Pioneer 10 non potrà più comunicare con gli scienziati continuerà il suo viaggio nello Spazio, a testimoniare la volontà e l’ingegno della specie umana. La sua direzione punta verso la stella gigante rossa Aldebaran, la stella più luminosa della costellazione del Toro, distante 68 anni luce dalla Terra. A meno di scontri catastrofici Pioneer 10 arriverà alla sua meta tra poco più di due milioni di anni: forse allora qualcuno sarà in grado di decifrare le iscrizioni contenute in una targa d’oro che rappresenta l’uomo, la sua origine e la data d’inizio di questo viaggio straordinario

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