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L’effetto serra potrebbe rendere verde i deserti

Il professor Dan Yakir, del Weizmann Institute, insieme con i suoi collaboratori è riuscito a dimostrare che la foresta di Yatir, piantata 35 anni fa ai confini del deserto, si sta espandendo con una ritmo di crescita del tutto inaspettato

Ogni anno a causa delle attività umane sono rilasciate nell’atmosfera l’equivalente di 22 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Stranamente però, nelle stime effettuate per valutare il tasso con cui cresce la concentrazione di questo gas, si riscontra solo la metà di tale quantità. Anche tenendo conto dell’assorbimento prodotto dagli oceani, rimangono comunque circa 7 miliardi di tonnellate di cui è impossibile dar conto in alcun modo.
La soluzione a questo interrogativo potrebbe essere finalmente ottenuta grazie agli studi condotti da un gruppo di ricercatori israeliani, ai confini del deserto del Negev. Il professor Dan Yakir, del Weizmann Institute, insieme con i suoi collaboratori è riuscito a dimostrare che la foresta di Yatir, piantata 35 anni fa ai confini del deserto, si sta espandendo con una ritmo di crescita del tutto inaspettato. I risultati dello studio, pubblicati nella rivista Global Change Biology, suggeriscono l’ipotesi che allo stesso modo, altre foreste in diverse zone del pianeta potrebbero essere in grado di espandersi all’interno dei territori aridi, approfittando della maggiore concentrazione di anidride carbonica presente nell’atmosfera.
Risultati in linea con altri pubblicati lo scorso anno che dimostrano come le dune del Sahara meridionale stiano lentamente ritirandosi. Utilizzando una serie di rilevazioni effettuate con i satelliti è stato possibile dimostrare che nelle regioni del Burkina Faso e del Sahel, la vegetazione sta sviluppando anche in terreni prima ricoperti solo da sabbia. Secondo le immagini satellitari, la progressione “dell’onda verde” interessa una fascia di che si estende per 6000 Km, dalle coste dell’oceano atlantico nella Mauritania, fino al Mar Rosso, in Eritrea anche se non era stato possibile identificare con certezza l’origine del fenomeno.
Le zone aride sembrerebbero in grado dunque di assorbire CO2 con la stessa efficienza che si osserva nel caso di terreni molto più fertili. Il risultato, a prima vista, appare del tutto inaspettato perché fino ad oggi si riteneva che le foreste in prossimità di regioni aride potessero crescere solo molto lentamente e quindi dovessero aver un peso trascurabile sul bilancio di anidride carbonica presente nell’atmosfera. Infatti, più rapida è la crescita di una foresta maggiore è la quantità di anidride carbonica che questa è in grado di assorbire. Cosa sta facendo prosperare così bene la foresta di Yatir? La risposta, secondo i ricercatori va ricercata in quello che appare l’eterno dilemma che deve essere superato da ogni pianta. Le piante, per il loro sviluppo, hanno bisogno di assorbire anidride carbonica, necessaria alla fotosintesi, e questo richiede che i pori delle foglie siano aperti il più possibile; ma in questa fase viene favorito il processo di evaporazione, con la conseguente perdita di grandi quantità di acqua. La pianta deve scegliere perciò tra la sopravvivenza, più acqua, o la crescita, più anidride carbonica. Un dubbio che secondo Yakir è stato risolto dall’incremento del 30% nella concentrazione di CO2, registrato nell’atmosfera a partire dall’inizio della rivoluzione industriale. In queste nuove condizioni le piante non hanno bisogno di aprire completamente i pori per assorbire l’anidride carbonica e quindi possono trattenere una maggiore quantità di acqua riuscendo a prosperare anche in terreni aridi.

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