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OGM, una tecnica al servizio dell’uomo

E’ una coincidenza piuttosto curiosa che proprio mentre in Italia è in corso l’ennesima caccia alle streghe contro le coltivazioni GM, siano resi pubblici due nuovi reports, che con dovizia di dati e riferimenti scientifici, si assumono la responsabilità d’informare l’opinione pubblica sull’utilità di sviluppare nuovi OGM

E’ una coincidenza piuttosto curiosa che proprio mentre in Italia è in corso l’ennesima caccia alle streghe contro le coltivazioni GM, siano resi pubblici due nuovi reports, che con dovizia di dati e riferimenti scientifici, si assumono la responsabilità d’informare l’opinione pubblica sull’utilità di sviluppare nuovi OGM come importante risorsa per il nostro futuro e quale valido contributo per superare le gravi emergenze alimentari che colpiscono i Paesi in via di sviluppo.
Il primo documento, preparato da Gabrielle Persley della Doyle Foundation for the International Council for Science (ICSU), fornisce una rassegna completa sulle verità e certezze acquisite dalla comunità scientifica in merito agli OGM, cosa rimane ancora da chiarire e quali sono gli sforzi da completare nel campo della ricerca. Una pubblicazione dunque, che secondo una prospettiva razionale dovrebbe rappresentare un preciso riferimento per fissare ordinamenti presenti e futuri in questo campo così delicato. Ma purtroppo il mondo della politica è spesso controllato più dalle emozioni che dalla logica e quindi il rischio che i risultati raggiunti dall’ICSU rimangano inascoltati sembra piuttosto elevato.
Soprattutto nel nostro Paese dove nonostante si sia tollerato con una colpevole distrazione il continuo saccheggio del territorio, salvo poi porre riparo cancellando ogni cosa a colpi di condono o con processi dove nessuno risulta mai colpevole, è andato sempre più rafforzandosi uno schieramento compatto contro quello che viene definito “cibo di Frankenstein”.
“Tolleranza zero”, viene richiesta da destra e da sinistra, incuranti dei limiti tecnici che fissano il massimo grado di purezza delle sementi, indifferenti a tutti gli studi che continuano a dimostrare come gli OGM non costituiscano in alcun modo un pericolo per la salute pubblica. Tanto rigore suscita indubbiamente una certa impressione, tanto più in Italia, dove l’arte del compresso è da sempre una virtù nazionale e dove sembra possibile la massima severità solo quando si tratta di combattere scienza e tecnologia.
Inutile quindi il richiamo del Nuffield Council on Bioethics, il comitato nazionale che in Gran Bretagna si occupa di etica applicata alla scienza, che afferma in un documento disponibile in rete, come continuare la ricerca di colture GM capaci di ridurre la condizione di crisi dei Paesi in via di sviluppo sia “un imperativo morale”.
Inutili le dichiarazioni del Ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, che solo qualche settimana fa aveva dichiarato: “il metodo razionale per affrontare il tema delle biotecnologie è quello basato sul confronto costi-benefici. Le biotecnologie recano i seguenti benefici: nuovi farmaci, nuove terapie, nuovi strumenti diagnostici, coltivazioni più resistenti a malattie, parassiti o siccità, capacità di depurazione, risanamento e smaltimento a favore dell’ambiente. Se questi sono i benefici, quali sono i costi? Autorevoli cattedre assicurano che i timori manifestati, specie in settori ambientalistici, non sono fondati”.
Tutti argomenti che probabilmente non sono mai arrivati in Piemonte.

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