Simulazione al computer sembrano dimostrare che la formazione di pianeti simili alla Terra, sufficientemente ricchi d’acqua per sostenere lo sviluppo di forme di vita, potrebbe essere un evento piuttosto comune nell’Universo. Sean Raymond, astronomo presso l’Università di Washington a Seattle, insieme a Thomas Quinn e Jonathan Lunine dell’Università dell’Arizona a Tucson, sono giunti a questa conclusione dopo aver simulato decine di volte il processo che porta alla formazione dei pianeti attorno ad una stella centrale. Più precisamente eseguendo 44 diversi cicli di simulazione hanno potuto riscontrare che ogni volta il sistema prevedeva la formazione di almeno un pianeta con caratteristiche morfologiche simili alla Terra. Ancora più interessante il fatto che, in ben 11 casi il simulatore ha previsto la nascita di un pianeta alla stessa distanza che separa la Terra dal Sole. Questo significa, come dichiarato dagli autori dell’articolo in pubblicazione sulla rivista di astronomia, “Icarus”, che anche se non è possibile stabilire con esattezza le condizioni che portano alla formazione di pianeti con caratteristiche simili al nostro, che è molto probabile l’esistenza di altre “Terre” nell’Universo.
Le simulazioni eseguite dal gruppo hanno dimostrato in realtà l’esistenza di una famiglia di pianeti piuttosto diversi tra loro. Si passa, infatti, da oggetti aridi come Marte, a pianeti grandi tre volte la Terra ma con un contenuto d’acqua 20 volte maggiore. Raymond ed i suoi colleghi nel loro lavoro hanno utilizzato tutte le informazioni disponibili sui processi di evoluzioni che caratterizzano un sistema solare nella sua fase finale, determinata dalla nascita di un pianeta gassoso gigante come Giove e dalla formazione di un disco di corpi più piccoli in orbita attorno alla stella.
Il processo che porta alla nascita dei pianeti è quello che gli scienziati definiscono un “processo caotico”, un fenomeno cioè che non può essere descritto in maniera deterministica, ma che procede invece con un ampio margine di variazioni, riconducibili anche a modeste fluttuazioni nelle condizioni iniziali. Prendendo in considerazione le diverse simulazioni dal punto di vista statistico è comunque possibile trarre delle conclusioni apparentemente generali. Ad esempio la forma dell’orbita seguita dai pianeti giganti, quelli come Giove ad esempio, influenza in maniera essenziale la quantità d’acqua che sarà disponibile sui pianeti simili alla Terra. Durante il processo di formazione dei pianeti, l’acqua può essere disponibile solo sotto forma solida o gassosa e non in quella liquida. Nello spazio vuoto, ghiaccio solido può formarsi a condizione che le temperature siano inferiori ai meno 93 gradi, mentre la temperatura media sul nostro pianeta è pari a circa 16 gradi. I corpi ghiacciati che riforniscono d’acqua pianeti come la Terra devono perciò arrivare dalle regioni più esterne del sistema solare. L’orbita seguita dai grandi pianeti gassosi ha un ruolo decisivo proprio nel controllare questa particolare forma di trasporto. Infatti, se l’orbita risulta fortemente ellittica, la spinta gravitazionale che imprimerà ai corpi ghiacciati sarà tale da allontanarli dai pianeti più interni, spingendoli verso lo spazio profondo. Al contrario un’orbita, leggermente ellittica, come quella seguita da Giove, è in grado di garantire un adeguato rifornimento d’acqua per quei pianeti che saranno successivamente in grado di ospitare la vita.
Considerazioni molto interessanti ora che gli astronomi hanno scoperto numerosi pianeti simili a Saturno o a Giove, in orbita attorno a stelle lontane. Anche se le attuali tecniche di rilevamento precludono la possibilità di avvistare pianeti di massa ridotta, come la Terra, la presenza di grandi pianeti gassosi potrebbe essere, infatti, un’indicazione indiretta dell’esistenza di sistemi solari simili molto simili al nostro.
Fisica applicata
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Molte Terre nell’universo?
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