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Inquinamento sugli oceani

Cattive notizie anche dagli oceani. Le quantità di sostanze inquinanti rilasciate dalle navi che ogni giorno si muovono lungo le rotte commerciali potrebbe essere stata fino ad oggi largamente sottostimata

Cattive notizie anche dagli oceani. Le quantità di sostanze inquinanti rilasciate dalle navi che ogni giorno si muovono lungo le rotte commerciali potrebbe essere stata fino ad oggi largamente sottostimata. Ogni anno si muovono in lungo e in largo negli oceani grandi petroliere, navi porta container, pescherecci; questa gigantesca flotta rilascia nell’atmosfera un’enorme quantità di ossidi d’azoto, che in volume potrebbe essere paragonabile a quella prodotta dagli interi Stati Uniti. Queste almeno le conclusioni cui è giunto James Corbett, ricercatore delle University of Delaware in Newark.
Gli ossidi d’azoto rappresentano delle potenti sostanze inquinanti. Vengono prodotti dalla combustione del gasolio particolarmente denso e pesante utilizzato per alimentare i motori diesel delle navi. Gli ossidi d’azoto una volta penetrati nell’atmosfera sono in grado di favorire la formazione di sostanze particolarmente reattive, come ad esempio l’ozono.
Misurare le emissioni prodotte dalle navi è un esercizio molto complesso essendo necessario ricostruire una distribuzione che interessa più o meno ogni parte del mondo. Per ovviare a questa difficoltà, la valutazione dell’impatto ambientale provocato dal trasporto marittimo viene realizzata servendosi delle cifre relative alla vendita annua di combustibile e sulle prestazioni medie assicurate dai motori marini. Stime che però possono essere in difetto se la valutazione delle vendite di “bunker”, è questo il nome del gasolio bruciato nelle navi, non è realizzata in modo corretto.
Corbett e il suo collega Horst Köhler, della MAN B&W Diesel di Augsburg, in Germania, sono giunti alla conclusione che le 88.000 navi che costituiscono la flotta commerciale che solca gli oceani di tutto il mondo, consumano ogni anno 289 milioni di tonnellate di bunker.
Partendo da questo dato è facile dimostrare che gli effetti provocati sull’atmosfera dai fumi rilasciati dalle navi può essere un fattore fino ad oggi pericolosamente sottostimato.
La stessa preoccupazione, seppure con accenti diversi, è condivisa anche da Øyvind Endresen e i suoi colleghi del Det Norske Veritas di Nøvik, in Norvegia, che per le loro stime si sono avvalsi delle rivelazioni effettuate costantemente dai satelliti utilizzati per tracciare le rotte delle navi commerciali. In questo modo è stato possibile determinare con un ottimo grado di precisione le dimensioni e quindi il consumo di ogni singola nave, oltre al percorso effettivamente seguito.
Secondo i ricercatori norvegesi il consumo di combustibile legato al trasporto marittimo deve essere rivisto in alto di circa un trenta per cento rispetto alle stime ufficiali e ad aggravare la situazione, il fatto che spesse volte le rotte sono molto prossime alle coste.

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