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Il fitocomplesso in fitoterapia

Le erbe devono essere considerate alla stregua dei farmaci? In moltissimi casi, l'entità biochimica a cui si deve l'azione della pianta non è una singola molecola.

il fitocomplesso in fitoterapia

Esiste oggi, nell’ambito della Fitoterapia in chiave medica, una diffusa tendenza alla ricerca del principio attivo di una pianta, della singola molecola, della specifica sostanza chimica responsabile dell’azione della pianta stessa e dei suoi effetti sull’organismo. Tale approccio, tipicamente farmacologico e analogo a quello che si usa per i medicinali, fa sì che venga prescritta o utilizzata tale sostanza invece della pianta.

Ma lo studio di un singolo principio attivo non porta a scoprire le proprietà della pianta, bensì solo quelle, appunto, del principio attivo. Mentre invece è stato dimostrato, in moltissimi casi, che l’azione della pianta è dovuta all’estratto totale della pianta stessa e non ai suoi costituenti chimici isolati. In altri termini, l’insieme dei principi attivi dell’estratto è superiore all’attività delle varie molecole considerate singolarmente.

Questo spiega perché le piante, usate nella loro totalità, producano effetti diversi da quelli ottenuti utilizzando i loro singoli principi attivi. Si pensi, solo per citare alcuni esempi tra i più noti, ad aglio, altea, ammi, biancospino, carciofo, cardo mariano, centella, fumaria, ginkgo, iperico, ippocastano, rosa canina, uva ursina. Ma quanto detto fa capire anche perché una pianta possa esplicare effetti diversi simultaneamente (diuretico e antinfiammatorio, ad esempio).

Questo “insieme” di cui stiamo parlando, responsabile della specifica attività di una pianta e spesso formato da centinaia di molecole diverse, è il cosiddetto fitocomplesso, un’entità biochimica unitaria, che agisce grazie all’azione complementare e di reciproco potenziamento dei singoli costituenti. Tale sinergia è all’origine dell’attività più dolce, meno aggressiva e soprattutto più armonica che molte piante hanno rispetto ai farmaci, poiché la tossicità di alcuni loro costituenti viene mitigata da altri.

I vantaggi del fitocomplesso rispetto ad una singola molecola sono pertanto evidenti: non c’è compressa che possa sostituire il succo di carciofo, ad esempio. E questo la tradizione erboristica, che è diversa da quella medica, lo sa bene da tempo.

Molti ritengono, quindi, che “indagare” le piante e la fitoterapia attraverso la chimica non sia completamente corretto o comunque soddisfacente. Così come non pare corretta l’equazione fitoterapici = farmaci vegetali, anche perché le piante utilizzabili come medicinali in senso stretto sono relativamente poche, mentre sono assai numerose quelle prive di una spiccata dominante chimica, le quali risultano pertanto poco riproducibili in forme farmaceutiche adatte.

E’ per tale ragione che in Naturopatia si preferisce utilizzare la pianta quanto più possibile integra (succhi, estratti idralcolici, tisane ecc.), piuttosto che le forme estrattive tipicamente farmaceutiche (estratti standardizzati).

Ed è anche per questo che Fitoterapia medica e Fitoterapia naturopatica sono senz’altro discipline complementari, ma diverse e separate. E tali devono restare.

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Le informazioni qui riportate sono fornite a scopo puramente divulgativo e non sostituiscono in alcun modo le prescrizioni del medico nè una terapia. Al curatore di queste pagine non può essere attribuita alcuna responsabilità per eventuali conseguenze derivanti da un uso delle stesse diverso da quello meramente informativo.

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