Questo sito contribuisce alla audience di

Fitoterapia e omeopatia sono di competenza medica

Cosa cambia dopo la recente sentenza della Corte di Cassazione.

fitoterapia e omeopatia solo per il medico

Niente, di fatto. La sentenza 6 settembre 2007, n. 34200, della Suprema Corte di Cassazione, sezione VI penale, non fa altro che ribadire quanto già stabilito da altre sentenze precedenti, ovvero che solo il medico può prescrivere cure omeopatiche e fitoterapiche.

La sentenza inoltra annovera tra le discipline di esclusiva competenza dei medici la chiropratica, l’agopuntura, i massaggi terapeutici, l’ipnosi curativa, l’idrologia e persino la psicoterapia.

A chi, non medico, lavora da anni nel settore, tutto questo era già ben chiaro da tempo e rigorosamente rispettato: ai medici la diagnosi, la terapia e gli strumenti che la legge a loro riserva (tra cui i medicinali omeopatici), ai naturopati – che si occupano di salutogenesi e non di patogenesila cultura della vitalità, il riequilibrio del terreno individuale, il settore delle Discipline Bionaturali (DBN) e gli strumenti che la legislazione italiana consente loro di utilizzare.

Naturopati ed erboristi potranno quindi continuare a suggerire prodotti erboristici e fitonutrizionali, che sono classificati non come medicinali ma come integratori alimentari (in vendita in farmacie, erboristerie, negozi di alimentazione biologica e persino in molti supermercati), e non invece i rimedi omeopatici e i farmaci fitoterapici, che già erano vietati.

Mi si consenta tuttavia di esprimere, da privato cittadino, alcune considerazioni su quanto la Cassazione afferma nella sentenza, anche perché pare vengano persino travalicati i confini della materia del contendere.

Stupisce, in particolare, il fatto che non abbia alcuna importanza se le persone che si rivolgono a un omeopata non medico sono consapevoli che egli non ha una laurea in medicina. La Cassazione afferma chiaramente “l’irrilevanza della libera scelta dei pazienti”.

Stupisce il contorsionismo concettuale con cui la Cassazione afferma che: “Se a ciò si aggiunge l’intrinseca eccentricità dell’omeopatia rispetto al sapere medico tradizionale, pare evidente, a fortiori, che l’esercizio di tale attività deve essere subordinato al controllo, di natura pubblicistica, dell’esame di abilitazione e dell’iscrizione all’albo professionale e, prima ancora, al conseguimento del titolo accademico della laurea in medicina”. Ovvero: per sua natura, l’omeopatia è così diversa e distante dalla medicina tradizionale che non può essere praticata che… da un medico tradizionale!

Stupisce inoltre che la Corte non sappia che i rimedi omeopatici possono essere acquistati senza ricetta medica quando afferma che gli stessi “sono rimessi alla libera scelta dell’interessato d’accordo con il suo medico curante dal quale le ricette devono essere redatte”.

Stupisce in ultimo che si continui ad ignorare che in tanti Paesi europei, così come nel resto del mondo, oltre all’omeopata medico, opera l’omeopata non medico. In Inghilterra, Germania, Spagna, Svizzera, Irlanda, Olanda, paesi scandinavi, oltre che in Stati Uniti, Canada ecc., esistono figure (practitioners) che, più in generale, esercitano la medicina naturale e sono diverse dai medici, così come d’altronde previsto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Forse che per questi paesi e per la stessa OMS la tutela della salute dei cittadini è un bene meno importante che per il legislatore italiano? O, come testimonia l’esperienza pluridecennale di altre nazioni, il pericolo paventato dai medici omeopati italiani (ovvero che gli utenti della medicina naturale che si rivolgono a figure diverse dal medico si mettano in una condizione di grave rischio per la propria salute) in realtà non esiste?

Sembra, in definitiva, che, per esercitare le medicine naturali, il titolo di medico sia ritenuto indispensabile solo dalla classe medica italiana e dalla Cassazione; ai cittadini extraeuropei, europei e italiani – come quelli che si erano rivolti all’omeopata condannato ben sapendo che non era un medico – ciò pare interessare davvero poco.

Ma le leggi di uno Stato non dovrebbero essere formulate nel rispetto della volontà dei cittadini, che eleggono i politici come loro rappresentanti in Parlamento?

L’impressione che, mentre si afferma di voler tutelare la salute delle persone, si salvaguardino in realtà solo interessi corporativistici è fortissima.

=Vuoi ricevere gratuitamente la newsletter di naturopatia del dr. Avoledo?=

Le categorie della guida