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L'organetto diatonico

L’organetto, o meglio la fisarmonica diatonica, nasce in Austria nel 1829 ad opera di Cyrill Demian, costruttore di organi e pianoforti a Vienna. Ma fino al 1863 questo strumento è molto rudimentale, una sorta di giocattolo, ignorato nel panorama musicale dell'epoca.

Come funziona. La fisarmonica diatonica, comunemente nota come organetto, è uno strumento musicale appartenente alla famiglia degli aerofoni (strumenti il cui suono è generato da un flusso d’aria) di tipo meccanico (l’aria è prodotta da un mantice o soffietto) e provvisto di ance libere. L’ancia libera è una sottile linguetta di acciaio, fissata ad una estremità su una piastrina di ottone o alluminio forata in modo tale da consentire all’ancia di vibrare liberamente sotto il soffio dell’aria, producendo così il suono. Ogni ancia è intonata su una nota musicale: la lunghezza e la larghezza della linguetta sono proporzionate all’altezza della nota. Più acuta è la nota, più piccola è l’ancia e viceversa.

L’organetto è caratterizzato da una tastiera melodica a bottoni, azionata dalla mano destra, estesa per 2 ottave e 1/2, nella quale le note sono ordinate per scale diatoniche (5 toni e 2 semitoni). Ad ogni bottone corrispondono due suoni differenti, secondo che il tasto sia premuto aprendo o chiudendo il mantice (sistema bitonico). Il numero
dei tasti della melodia può variare, secondo il tipo di organetto, da 12 a 33, ordinati in una, due o tre file.

Lo strumento possiede una seconda tastiera più piccola, azionata dalla mano sinistra, che comprende i bassi e gli accordi (da un minimo di 2 a un massimo di 12, ordinati in due file) necessari per l’accompagnamento ritmico.

Ogni tastiera aziona una serie di valvole che consentono il passaggio dell’aria attraverso le ance e la produzione del suono. L’afflusso dell’aria alle ance è assicurato da un mantice in cartone rivestito di stoffa, che collega le due casse.

Tra i vari tipi di organetto, quelli più utilizzati nella musica tradizionale italiana sono l’organetto a 2 bassi e l’organetto a 8 bassi, pur essendo diffusi anche i tipi a 4 e a 12 bassi.

Un po’ di storia. Lo strumento originario, denominato accordion, era dotato di un mantice azionato dalla mano sinistra, di una cassettina contenente le ance libere metalliche, raggruppate in modo tale da produrre accordi completi, e di una tastiera con cinque tasti azionati dalla mano destra, ciascuno dei quali comandava una valvola per consentire il passaggio dell’aria attraverso un determinato gruppo di ance. L’accordion di Demian utilizzava ance di tipo bitonico, cioè in grado di produrre determinati suoni solo aprendo il mantice e altri
suoni solo chiudendolo; ad uno stesso tasto potevano così
corrispondere due suoni differenti, a seconda della direzione della corrente d’aria nel mantice, in analogia con l’armonica a bocca, inventata pochi anni prima (1821) dal tedesco Buschmann. In tal modo lo strumento poteva produrre 10 accordi completi con soli 5 tasti.

Tra il 1830 e il 1840 l’accordion si diffonde nell’Europa intera e negli Stati Uniti. In questo periodo lo strumento viene continuamente modificato, per migliorarne le potenzialità sonore.
align="right"> Molte innovazioni tecniche sono da attribuire, oltre che allo stesso Demian, a costruttori francesi e tedeschi che, tra l’altro, estendono anche la gamma sonora dell’accordion fino a tre ottave, prima nell’ambito della scala diatonica e poi di quella cromatica.

Altra innovazione significativa riguarda il numero di ance (ugualmente intonate) messe in funzione da uno stesso tasto. Dal sistema di base, che prevedeva per ogni tasto una sola voce (ancia) a doppia azione (bitonica), si passa alle due e poi alle tre voci per tasto, intonate sulla stessa nota, anche in ottave diverse (voci bassa, normale e acuta), consentendo così l’introduzione dei registri (variatori di timbro sonoro).

L’ancia di tipo unitonico (che produce la stessa nota, indipendentemente dal movimento del mantice) viene introdotta, da costruttori italiani, nella tastiera dei bassi/accordi attorno al 1880, dando origine ad un meccanismo basato su un complesso sistema di tiranti e valvole a effetto multiplo, che consente di aumentare il numero di tasti (e di bassi/accordi) dagli originali 2, 4 o 8, fino a 48 e oltre, mantenendo relativamente basso il numero di ance impiegate (una stessa ancia può intervenire nella formazione di più accordi e
conseguentemente viene messa in funzione da tasti diversi).

Nell’ultimo ventennio del secolo vedono così la luce gli accordion (diatonici e cromatici) a sistema misto: bitonico per la melodia e unitonico per l’accompagnamento. Va sottolineato che per tutta la seconda metà dell’800 anche gli strumenti cromatici mantengono il sistema bitonico nella tastiera melodica; solo nel 1897, ad opera dell’italiano Paolo Soprani, l’accordion cromatico adotta totalmente il sistema unitonico, aprendo la strada alla moderna fisarmonica cromatica.

Dai primi del ‘900 inizia la grandissima espansione della fisarmonica cromatica, che si diffonde in tutta Europa e nel resto del mondo, grazie alla completezza delle sue capacità melodiche e armoniche, ulteriormente migliorate grazie all’introduzione della tastiera melodica tipo pianoforte.
Inizia così il declino della fisarmonica diatonica, che vede dapprima la scomparsa degli strumenti a sistema misto, poi il confinamento degli strumenti interamente diatonici nell’ambito della musica tradizionale.

I costruttori e i solisti italiani. In Italia la prima fabbrica di accordion viene fondata nel 1863 da Paolo Soprani, a Castelfidardo in provincia di Ancona. Lo strumento, nel nostro Paese viene denominato armonica e successivamente fisarmonica, ma il nome più comunemente utilizzato è quello, dialettale, di organetto. Questo nome resterà poi ad indicare lo strumento diatonico, nell’uso tradizionale, fino ai nostri giorni.

La costruzione di organetti si espande a ritmo vertiginoso tra il 1870 e il 1900, con la nascita di numerose fabbriche, localizzate in particolare nelle Marche (Castelfidardo, Macerata), in Lombardia (Stradella, Cremona) e in Piemonte (Vercelli, Leinì). Con l’invenzione della fisarmonica cromatica cresce ulteriormente il numero di
costruttori, che realizzano sia fisarmoniche sia organetti.
Nel 1924, un primo censimento delle fabbriche di fisarmoniche e
organetti ne individua in Italia ben 93 su un totale di 232 in tutta Europa.

Oggi il numero dei costruttori italiani si è ridotto ad appena una trentina, di cui solo una diecina continua a produrre organetti, in particolare a Recanati e Castelfidardo e nella provincia di Teramo.
Tra i principali: HREF="http://guide.supereva.it/cgi-bin/sendurl.cgi?ug=/tempo_libero/folklore&pg=tempo_libero&ud==http://www.castagnari.com/">Castagnari, HREF="http://guide.supereva.it/cgi-bin/sendurl.cgi?ug=/tempo_libero/folklore&pg=tempo_libero&ud==http://www.baffetti-accordions.com/diatonic.htm">Baffetti, HREF="http://guide.supereva.it/cgi-bin/sendurl.cgi?ug=/tempo_libero/folklore&pg=tempo_libero&ud==http://www.giustozzi.it/">Giustozzi.

Diversi ed eccellenti sono i solisti italiani dell’organetto diatonico. Tra i più famosi vanno ricordati senz’altro: HREF="http://guide.supereva.it/cgi-bin/sendurl.cgi?ug=/tempo_libero/folklore&pg=tempo_libero&ud==http://guide.supereva.it/folklore/interventi/2003/07/140684.shtml">Riccardo Tesi, HREF="http://guide.supereva.it/cgi-bin/sendurl.cgi?ug=/tempo_libero/folklore&pg=tempo_libero&ud==http://guide.supereva.it/folklore/interventi/2003/05/136205.shtml">Ambrogio Sparagna, HREF="http://guide.supereva.it/cgi-bin/sendurl.cgi?ug=/tempo_libero/folklore&pg=tempo_libero&ud==http://www.mariosalvi.it/">Mario Salvi, HREF="http://guide.supereva.it/cgi-bin/sendurl.cgi?ug=/tempo_libero/folklore&pg=tempo_libero&ud==http://www.organetto.it/pages/gambetta.html">Filippo Gambetta.

Commenti dei lettori

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  • antonip

    27 Oct 2008 - 12:24 - #1
    0 punti
    Up Down

    bellissima storia suono l’organetto ma non sapevo tutte queste cose ora grazie ha voi le so
    cordiali saluti Antonio Grosso

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