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I fujenti

Corrono, piangono, pregano, gridano, strisciano, implorano, imprecano, si gettano in ginocchio e avanzano fino all’altare. [ Marino Niola ] Sono i fujenti, i devoti della Madonna dell'Arco. Ogni anno, il lunedì di Pasqua, si rinnova a Sant'Anastasia (NA) questo particolare rito in onore della Vergine dal volto ferito.

Il lunedì di Pasqua, a Sant’Anastasia (NA), si festeggia la Madonna dell’Arco.
Caratteristici sono i devoti a questa Madonna, chiamati fujenti (”coloro che corrono in atteggiamento di fuga” ), dal modo di procedere verso il Santuario. Sono anche detti battenti, per l’azione del battere costantemente i piedi a terra in modo ritmato e cadenzato. I fujenti vestono una particolare divisa conservata nei secoli: camicia e pantaloni bianchi, fascia azzurra a tracolla con l’immagine della Madonna, fascia rossa alla vita, una volta tutti a piedi nudi e ora in gran parte con scarpette bianche.

Le associazioni. Il culto della Madonna dell’Arco è sostenuto da un’antica devozione popolare, propagata da numerose associazioni laicali sparse in tutta la Campania, ma soprattutto nel napoletano. Se ne trovano però anche nel resto dell’Italia e all’estero. Le associazioni hanno un’organizzazione con sedi, presidenti, tesorieri, portabandiera e soci. Tutti gli appartenenti a un’associazione fanno voto di correre al Santuario della Madonna il lunedì in Albis.

Le paranze. Ogni associazione organizza una squadra di fujenti, la cosiddetta paranza (parola derivata dal gergo marinaro, perché la squadra di devoti ricorda la disposizione in mare delle barche uscite per la “pesca di paranza”), che a partire dalla festa di Sant’Antonio Abate (17 gennaio) e per tutto il periodo che precede il lunedì in Albis, va in giro a fare ‘a cerca, cioè la questua, per portare un’offerta al Santuario.
Saltellando e cantando, i devoti intonano ‘a voce d’a questua:

Chi è devot’

’sta Maronn’e ll’Arc’

sorè tenitece ‘a fede

chill’è nu bellu nomme

sorè … ‘a Maronn’

La questua ha una sua origine penitenziale nella tradizione cristiana: per ottenere la grazia richiesta, il devoto promette alla Madonna di sottomettersi al gesto umiliante del mendicare e di portare l’offerta raccolta al Santuario per i bisogni del culto e della carità.

Il giorno della festa. Dall’alba del lunedì di Pasqua fino a oltre il tramonto, le paranze si susseguono ai piedi dell’altare della Vergine dell’Arco. In prossimità del Santuario dovrebbe avere inizio la corsa che però il più delle volte non avviene perché i gruppi sono molto numerosi e manca lo spazio per effettuarla. La corsa simboleggia la purificazione dell’anima e la fuga rituale dal male per correre verso il bene.

In chiesa le paranze entrano senza musica. Alcuni devoti raggiungono l’altare avanzando in ginocchio verso la Madonna, altri camminando lentamente tenendosi per mano: tutti si prostrano per una breve preghiera per poi fare posto ad altre paranze che incalzano. Spesso si verificano invocazioni alla Madonna ad alta voce, col racconto delle proprie angustie. Vi sono in alcuni casi svenimenti e convulsioni, in parte derivanti da un costume, in parte provocati dalla stanchezza fisica e dalla tensione psicologica.

Riferimenti Bibliografici:

- Roberto De Simone : Canti e Tradizioni Popolari in Campania - Lato Side Editore (Roma, 1979)

- Claudio Canzanella : I Volti di Maria - Altrastampa Edizioni (Napoli, 2002

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