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Il colloquio in orientamento 1

Una delle fasi più importanti e delicate del processo di orientamento è il colloquio. Si tratta di una relazione duale nella quale il consulente di orientamento si trova a contatto con il soggetto (utente) che pone diverse problematiche di carattere formativo, occupazionale, a volte anche esistenziale. La riuscita e la buona conduzione del colloquio sono dunque una condizione fondamentale per la risucita di un processo di orientamento.

Un colloquio è, anzitutto, uno strumento e come tale ha un obiettivo, obiettivo che può essere sintetizzato nella riduzione dell’incertezza o nell’approfondimento di conoscenza riguardo ad un problema o a una scelta che richiede una decisione

L’interazione che si verifica tra i due attori è dunque una relazione centrata su una conoscenza finalizzata all’obiettivo sopra ricordato. Questo ha delle implicazioni, la prima delle quali è, evidentemente, che non sono neutrali i “contenuti” di questo scambio, ma non lo sono neppure le “modalità” in cui lo scambio avviene e le motivazioni che ne costituiscono la legittimità.

Un secondo aspetto che occorre considerare è l’intenzionalità: il colloquio non è uno sfogo, né la volontà di fare “due chiacchiere”, ma rappresenta un incontro tra due persone che avviene in un settino specifico, con dei ruoli prefissati, con un tempo definito e, soprattutto, con un’intenzione, uno scopo preciso.

Come terzo punto consideriamo che nel colloquio solitamente è “l’esperto” che raccoglie informazioni sull’utente (pensiamo ad esempio ad un colloquio di selezione), mentre nel colloquio di orientamento (così come nella terapia) obiettivo principe è quello di facilitare la conoscenza di se stesso da parte dell’utente, di se stesso, delle proprie conoscenze e competenze, della propria progettualità, così da favorirne l’autonomia.