
La situazione che si determina ha lo scopo di chiarire alcuni aspetti della vita del cliente, con la prospettiva che ciò possa risultare utile.
Nel corso di un colloquio sia pure di sola “accoglienza” l’esperto non se ne può stare isolato ad osservare, ad indagare a chiedere, a compilare schede anagrafiche, senza partecipare alla situazione, in quanto il principale strumento del colloquio è lui stesso, la sua personalità, insomma lui come persona.
I dati, che per esigenze gestionali ed organizzative, bisogna comunque rilevare sono: la lettura e l’interpretazione della domanda e gli stessi bisogni che hanno determinato la legittimazione del colloquio. Questi due cardini non appartengono né all’utente, né all’esperto, ma alla situazione colloquiale.
In un colloquio non c’è nulla di veramente oggettivo, come anche non vi sono dati soggettivamente validi. E allora?
Tutto il materiale prodotto nel corso di un colloquio, lungo o breve che sia e a qualunque tipologia appartenga, potrà essere utilizzabile solo in conseguenza dell’interferenza e della reciprocità tra esperto e cliente.
La comunicazione è prevalentemente verbale, ma non soltanto. E’ infatti necessario porre attenzione all’intonazione, al ritmo del discorso, alle eventuali difficoltà di enunciazione. In una comunicazione tutto ha significato, non solo le parole.
E’ pertanto necessario un tempo ragionevolmente proporzionato alla tipologia del colloquio. Per esempio un colloquio di accoglienza si potrebbe svolgere in circa trenta minuti, come minimo, un colloquio di counseling richiede dai cinquanta minuti ad un’ora e mezza, come anche un colloquio che conclude un bilancio di competenze.

ERASMO-1610








