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Il colloquio in orientamento 3

Proseguiamo il nostro percorso sul colloquio affrontando due temi piuttosto delicati ed importanti per la riuscita del colloquio di orientamento: il setting e un'introduzione al complesso problema dell'interpretazione.

Anche il più banale e meno strutturato dei colloqui si dovrebbe avvalere di un setting (disposizione, ambientazione, messa in scena) anche se minimo.
L’ambiente deve essere tranquillo, senza interferenze inopportune (telefono, altre persone, distrazioni…), la posizione dei due interlocutori dovrebbe essere confortevole per entrambi e non necessariamente frontale. Lo sguardo dell’esperto-intervistatore non dovrebbe essere costantemente rivolto agli occhi dell’utente-cliente, che potrebbe sentirsi imbarazzato. Ci si potrebbe sedere ad un angolo di 90° rispetto alla persona con cui si sta facendo il colloquio, evitando di guardare intenzionalmente ed insistentemente il cliente. Un più ampio campo visivo, oltre ad essere più discreto e “politicamente corretto” permette di osservare i movimenti, i cambiamenti di posizione, i disagi di postura.

Ciò consente all’esperto di concentrare la sua attenzione sulla complessità del linguaggio che è parte fondamentale della situazione comunicativa. Ad esempio, se qualcuno nel corso del colloquio descrive il lavoro che precedentemente svolgeva e che ora ha perso, tutto procederà bene fino a quando il cliente non sarà giunto a dire qualcosaa che ha attinenza con il problema per il quale è venuto a colloquio. Forse la sua voce avrà qualche variazione, la comunicazione risulterà in parte disturbata, e se anche riprenderà ad illustrare il suo lavoro, non tutto sarà come prima…
L’esperienza segnalerà a chi conduce un colloquio, anche di prima accoglienza, se, quando e come deve mostrare interesse ed interagire.
Il modo con il quale vengono formulate le varie frasi, ci indicano il significato che dobbiamo dare alle stesse.

All’inizio il cliente potrebbe anche mostrarsi disturbato e a disagio per la banalità formale del colloquio, anche se chi conduce il colloquio è convinto di essere sulla strada giusta.
Può capitare che l’esperto…poco esperto potrebbe presumere di sapere qualcosa che in realtà non sa, e magari scopre di aver fatto valutazioni conclusive che nulla avevano a che fare con quanto il cliente ha detto.

Perciò l’abilità dell’esperto sta nel saper ascoltare in silenzio, chiedendosi: Questa frase, questa affermazione hanno un significato inequivocabile? Il cliente intende proprio dire questo?