La fantasia irrompe nella prima pagina di un noto quotidiano statunitense, potrebbe essere una bella cosa se la favola, simile nelle sue traversie alla vita reale ma, con il suo bel finale, si sostituisse alla realtà.
Ma ciò che è accaduto è diverso, stiamo parlando di Pubblicità. L’evento ha fatto rumore e il portaboce dell’editore ha rilasciato la seguente dichiarazione: “La prima pagina è un bene molto prezioso ma il prezzo pagato è stato adeguato”.
La scelta del LA Times ricorda quel che accade spesso con alcuni giornali gratuiti, distribuiti presso stazioni delle metropolitane o presso alcuni esercenti, la parte centrale della prima pagina del “Los Angeles Times” ‘bucata’ dalla pubblicità di “Alice in Wonderland”, l’ultimo film della Disney -ora nelle sale cinematografiche degli States- il cui regista è Tim Burton.
Ma è la prima volta che la pubblicità si prende uno spazio così palesemente invadente nelle pagine dei giornali statunitensi. Della sua presenza sotteraneamente pervasiva siamo ormai abituati.
Le immagini eleborate del Cappellaio matto, di Alice e degli altri personaggi che ci introducono in un mondo magico nel quale la follia, seppur raccontata in favolese, è pervasiva come la pubblicità. Al trucco & parrucco applicato agli attori si aggiunge l’elaborazione fotografica delle immagini degli stessi e dell’ambiente che fa da sfondo alla vicende dei fantasiosi personaggi. Accentuando ulteriormente la caricatura del mondo reale dal quale prende esempio.
La digitalizzazione è lo strumento che consente di condividere con lo spettatore il frutto della fantasia dell’autore, filtrata dalla reiterpretazione del regista, per scimmiottare la realtà, i vizi e la caratteristiche degli esseri umani.
Anche noi, grazie a strumenti digitali sempre più a portata di mano, possiamo elaborare le nostre immagini. Potendo dare alla nostra realtà un valore aggiunto. Talvolta per nascondere, talvolta per accentuarne alcune caratteristiche. Certo, dovremmo evitare di approfittare dell’eleboratore di immagini per mascherare uno scatto non riuscito. Ingannare noi stessi non sarebbe una buona pubblicità :-)
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La fantasia di “Alice in Wonderland” e la cruda realtà del quotidiano “Los Angeles Times” si sovrappongono

Stefano Scipioni














