AP Associated Press (1)

L'agenzia di stampa Associated Press é una cooperativa senza fine di lucro, formata dai media degli Stati Uniti e attiva dal 1848.

Chi meglio del Direttore Associated Press Italia, Dennis Redmont ci può “raccontare” la storica Agenzia AP.

L’Associated Press era un villaggio globale già molto tempo prima che qualcuno ne elaborasse il concetto.
Ci siamo occupati di governi e di sciagure, di guerre e di cinema, di scienza e di sport, del lato umano delle notizie e
delle fredde statistiche dell’economia.

Quando, nel maggio del 1848, 10 rappresentanti di quotidiani americani si riunirono a New York per mettere a punto
l’idea di una cooperativa, il mondo del giornalismo era una realtà ben diversa da oggi. Per arrivare dall’Europa negli
Stati Uniti le notizie viaggiavano per giorni via mare e non in nanosecondi via satellite. Quando la nave attraccava a
destinazione, toccava al telegrafo diffondere le “ultime” dal Vecchio Continente in tutti gli angoli del Nuovo.

L’idea dei 10 direttori era di riunire le proprie risorse per disporre a costi inferiori, di un’organizzazione di
raccolta di notizie (e dopo anche di fotografie) che nessun giornale poteva permettersi da solo.

Durante la guerra civile americana l’Associated Press diffuse il testo del discorso del Presidente Lincoln a Gettysburg,
e due anni dopo l’incredibile notizia che Lincoln era stato assassinato. Fu l’Associated Press la prima a dare la
notizia del terremoto che distrusse San Francisco nel 1906. Sempre l’AP fornì la prima cronaca sportiva “minuto per
minuto”: fu ai mondiali di baseball nel 1916. La storica fotografia dei marines che issano la bandiera a Iwo Jima
durante la Seconda Guerra Mondiale porta la firma AP.

Giornalisti e fotografi dell’Associated Press hanno vinto 43 Premi Pulitzer, il più prestigioso riconoscimento della
stampa USA.

Ben 24 tra giornalisti e fotografi hanno pagato con la vita il servizio reso all’AP e al giornalismo — dalla battaglia
di Little Big Horn nel 1876, alla guerra in Sierra Leone in questi anni. A decine sono stati feriti o sono stati rapiti
in guerre e conflitti di ogni specie.

Da più di un secolo l’Associated Press è strettamente legata all’Italia e agli italiani.

Sempre all’avanguardia nelle innovazioni tecnologiche, l’AP usò il telegrafo senza fili di Guglielmo Marconi nel 1899
per coprire la regata di Coppa America al largo delle coste del New Jersey, prima prova sul campo del nuovo telegrafo.
In seguito l’inventore lanciò il primo servizio regolare di notizie verso la nave “Lucania”.

Il primo corrispondente dell’AP in Italia fu italiano: Salvatore Cortesi, che iniziò la sua collaborazione part-time nel
1895. Il suo nome entra di diritto nella storia del giornalismo italiano e internazionale perché ha coperto l’arco
temporale che va da Vittorio Emanuele III a Giovanni Giolitti e all’ascesa di Mussolini e del Fascismo.

Nel 1903, dopo l’istituzione di un vero e proprio ufficio di corrispondenza a Roma, il Presidente dell’AP Melville Stone
fu ricevuto dal re per ottenere il privilegio di inviare dispacci urgenti direttamente oltre Oceano utilizzando il
sistema telegrafico italiano. Privilegio sfruttato ampiamente nel 1908, quando in occasione del catastrofico terremoto
di Messina, il corrispondente Cortesi, che era malato, si alzó dal letto e scrisse il suo resoconto telegrafico della
catastrofe: 37.780 parole in 5 giorni.

Il senso dell’umorismo e la scaltrezza di Cortesi fecero colpo sugli esigenti amministratori di New York quando, per
rispondere alle richieste delle banche americane, egli indicò come sue referenze due nomi: Giuseppe Sarto, occupazione:
papa, indirizzo: Città del Vaticano; Vittorio Emanuele di Savoia, occupazione: re, indirizzo: Palazzo del Quirinale,
Roma, Italia.

Più tardi, nel corso di un’udienza, Pio X gli chiese notizie del modulo che aveva ricevuto dalla American Surety
Company, garantendogli che avrebbe fornito buone referenze.

Durante la Seconda Guerra Mondiale molti giornalisti e fotografi seguirono le operazioni delle varie campagne in Italia
e, subito dopo la liberazione, i media italiani iniziarono ad usare notizie e immagini dell’AP.

La macchina fotografica digitale senza pellicola, attualmente in uso, è soltanto l’ultima innovazione tecnologica
dell’AP nel campo del fotogiornalismo, ma non si può dimenticare che l’AP fu la prima agenzia a introdurre una rete di
trasmissione di telefoto e radiofoto negli anni ’30, a sviluppare propri computer fotografici negli anni ’80, e a
mettere a disposizione dei propri abbonati un archivio fotografico elettronico nel 1997.

È probabile che in un modo o nell’altro ogni giorno le foto AP passino sotto gli occhi di un miliardo di persone in
tutto il mondo. E’ una semplice constatazione visto che l’Associated Press ha più persone in più luoghi che trattano
più notizie di quanto non faccia qualsiasi altra agenzia.

Una volta all’AP vigeva la tradizione di non fornire nome e cognome dei propri giornalisti o fotografi. Ma l’era
dell’anonimato è ormai superata e la maggior parte delle foto qui esposte hanno un nome – italiano o no.

Sono in mostra foto ormai entrate a far parte dell’immaginario collettivo: il gruppo dei marines che innalzano la
bandiera a Iwo Jima, Marilyn Monroe che posa su una grata della metropolitana di New York, la bambina vietnamita che
scappa da un attacco al napalm durante la guerra in Vietnam, l’attentato al presidente Reagan, il giovane che si para
davanti a una colonna di carri armati vicino a piazza Tienanmen a Pechino.

In tutto il mondo l’Associated Press persegue un unico ideale di fondo: accuratezza, obiettività e imparzialità.

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