Giornalisti incorporati.

Articolo di Anna Pizzo dal sito di "Carta".

Per spiegare, se ancora ce ne fosse bisogno, perchè ieri (8 aprile, n.d.r.) è stato bombardato
l’hotel Palestine di Baghdad, basta prendere
poche righe dell’editoriale del “Foglio” di oggi:

“L’editoriale di Antonio Di Bella, direttore del Tg3, avrebbe meritato
ieri sera di essere trasmesso in arabo da Iraqi Tv. E’ successo che una cannonata ha colpito l’albergo dei giornalisti,
il Palestine, in una città di oltre cinque milioni di abitanti in cui infuria la battaglia decisiva di una guerra che si
è portata via centinaia di vittime civili e molti caduti fra i soldati. Sono cose che possono tragicamente succedere,
errori che le forze alleate fanno di tutto per evitare ma che dipendono dal fattore umano.
Le conseguenze delle cannonate sono morti e feriti, e altri due giornalisti o tecnici della comunicazione televisiva
sono rimasti vittime del coraggio e della tenacia con cui facevano il loro mestiere. La notizia andrebbe commentata con
sobrietà e compassione, non con mal dissimulata ira, con faziosità, con autoindulgenza. Non è vero, anzi è una
vergognosa menzogna, che le truppe alleate temano la libera stampa e vogliano metterla a tacere, come ha detto Di Bella.
L’hanno incorporata nelle divisioni combattenti…”
.

Si potrebbe non aggiungere altro. Invece, purtroppo, da aggiungere c’è ancora molto: c’è che la Rai non trasmetterà in
diretta la manifestazione del 12 aprile, c’è che quasi nessun giornale ha
riferito della conferenza stampa del “Comitato
Fermiamo la guerra”, c’è che un bel po’ di commentatori di autorevoli
quotidiani sono presto scesi dal carro scomodo del
pacifismo “senza se e senza ma” per salire su quello, molleggiato, della denigrazione e dello
sfottimento.

Come fa oggi
Giuliano Zincone sul “Corriere della Sera” che, sotto il titolo “Quelle bandiere un po’ intermittenti”, si interroga [ma
ha già la risposta bella e pronta] sul perché i pacifisti se la prendano solo con gli Stati uniti e non manifestino
sulla questione cecena, o sul Ruanda, o sulla costa d’Avorio e sulla Nigeria…

C’è, infine, un panorama della televisione italiana che ieri sera, a “Porta a Porta” o a
“Ballarò”, non c’è differenza, ha
tentato oltre ogni ragionevolezza, di dire che nel bombardamento nei giornalisti non c’era intenzionalità, che è stato
un caso, o, al massimo, un “effetto collaterale” della guerra. Sbeffeggiando i poveri e le povere giornaliste che al
bombardamento sono scampati e che ora, certo, reagiscono con un po’ di nervosismo, una certa isteria, ma si può
giustificare…

Ecco perché dire oggi e domani e dopodomani “cessate il fuoco” non è fuori luogo né fuori tempo. Quel tempo, quel luogo
sono maledettamente presenti.

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