Filtri per il colore.

Uso dei filtri nelle riprese a colori.

L’utilizzo dei filtri per le riprese a colori ha in genere scopi differenti da quelli dell’uso dei filtri nel
b&n (vedi link a fine intervento). Nel caso del colore, lo scopo fondamentale dei filtri è quello di bilanciare la temperatura di colore della sorgente illuminante (sole, lampade al tungsteno, lampeggiatore elettronico) con quella per cui è tarata la pellicola che si
usa (vedi link a fine intervento-lettera).

In termini di filtri dedicati al colore distinguiamo fra filtri di conversione e
filtri di correzione; i primi sono utilizzati per poter usare in Luce Artificiale
(LA) una pellicola adatta per Luce Diurna (LD) o, viceversa, per usare in LD una pellicola adatta per LA.

I secondi vengono usati per provvedere a piccole correzioni derivanti da modeste, in genere, differenze di temperatura di colore tra sorgente e pellicola.

Ad esempio, durante il tramonto la luce è notevolmente più rossa (temperatura di colore più bassa) di quella del mezzogiorno.
Se si desidera attenuare l’intonazione rossastra della luce del tramonto, occorre
inserire un filtro di correzione, di opportuno valore.

In ogni caso i filtri appartengono a due serie: quella azzurra (che dà toni più freddi all’occhio) dà luogo ad un aumento della temperatura di colore, e quella ambra, che opera in senso contrario.

Per abbassare la temperatura di colore, useremo un filtro della serie ambra, al contrario useremo un filtro della serie azzurra per aumentare la temperatura di colore.

Attenzione: siamo abituati a distinguere correntemente i colori in toni
“caldi” o “freddi”, sulla base della percezione psicologica,
ma ciò non ha nesso con la definizione colorimetrica.

Le pellicole a colori tarate per LD non richiedono conversione se usate con: luce del giorno, lampeggiatore elettronico, lampade lampo azzurre.

Usate con lampade al tungsteno a 3400 °K richiedono l’uso di un filtro
80B (o equivalente), con lampade al tungsteno a 3200 °K (le più usate fotograficamente) richiedono un filtro
80A. Il coefficiente di posa del filtro è di 3 per il filtro 80B e di
4 per il filtro 80A, in genere.

E’ importante sapere che la misura dell’esposizione con il TTL (vedi link a
fine intervento)
va fatta senza filtro, impostando la sensibilità che si ha tenendo conto del fattore del filtro
(ad esempio: una pellicola 100 ISO diventa 32 ISO con il filtro 80B e 25 ISO con il filtro
80A) (vedi link a fine intervento).

Qualche problema in questo senso può sorgere con le macchine totalmente e solo ad esposizione automatica.

Le pellicole per LA tipo A non richiedono filtro con lampade al tungsteno da 3400 °K, mentre vanno utilizzate con il filtro 85 (o equivalente) con LD, o equivalente. Il coefficiente del filtro 85 è di
1,6 (in pratica aumentare la posa di 2/3 di stop).

Le più convenzionali pellicole per LA di tipo cosiddetto tungsteno (o B), non richiedono filtro se usate con
luce a 3200 °K, richiedono un filtro 81 A se usate con lampade a 3400 °K, ovvero un filtro
85B (o equivalente) se usate alla LD.

I coefficienti dei filtri 85B e 81A sono rispettivamente 1,6 (aumentare 2/3 di
stop) e1,3 (+ 1/3 di stop).

Sono la grande maggioranza delle pellicole a colori, tarate per LA a 3200 °K. Come si vede, la conversione delle pellicole per LD, a LA è decisamente più penalizzante in termini di esposizione, in quanto richiede filtri (80B ed 80A) che hanno un coefficiente di posa più elevato che nel caso della conversione a LD di pellicole tarate per LA. Serie azzurra nel primo caso, serie ambra nel secondo.

I filtri di correzione richiedono -inevitabilmente- l’uso di uno strumento capace di misurare la temperatura di colore, il cosiddetto termocolorimetro
(vedi link a fine intervento), di costo elevato, e quindi praticamente riservato al professionista, che ha
necessità di ottenere il colore correttamente calibrato.

Con il termocolorimetro si misura la temperatura di colore della sorgente illuminante e, nel caso di differenza
apprezzabile con quella per cui la pellicola è tarata, permette di compensare tale differenza tramite filtri di correzione, di cui
sono disponibili -come già detto- due serie (quella azzurra e quella ambra) differenziate in decamired
(le unità usate in questo campo = decine di microgradi K reciproci= 10 x 106/°K).

In particolare con le pellicole colore, l’uso del filtro polarizzato, se di buona qualità non influisce sull’equilibrio cromatico, ma, eliminando le riflessioni, contribuisce all’aumento della saturazione del colore. Il massimo effetto viene ottenuto quando la direzione di ripresa (asse
fotocamera-soggetto) risulti perpendicolare alla direzione di provenienza dei raggi Luminosi.

L’esposizione, anche in questo caso, va misurata senza filtro, applicando, poi, il coefficiente del filtro applicando, poi, il coefficiente del filtro.

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