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David Hamilton

Il fotografo che ha legato il proprio nome alle lolite.

David Hamilton - bio

Nessun segno premonitore sembrava predestinare al successo David Hamilton, nato a Londra il 15 aprile 1933: i suoi genitori non avevano alcun legame con il mondo dell’arte ed egli stesso, nel corso degli studi, non si sentì mai attratto né dalla pittura, né dalla musica né, tanto meno, dalla fotografia.

Unici indizi della sua sensibilità furono gli studi di architettura seguiti “senza particolare successo” - come egli stesso ammette - un gusto spiccato per la decorazione e l’arredamento e, soprattutto, un carattere assolutamente indipendente, anticonformista, che fu alla base della sua giovinezza instabile, durante la quale tentò almeno duemila diverse professioni.

La prima tappa importante della sua vita fu il trasferimento a Parigi, nel 1957, all’età di 24 anni. Si dedicò, a quell’epoca, alla decorazione di negozi, introducendosi nel mondo della moda e della pubblicità e diventando, nel 1959, uno dei due direttori artistici della rivista Elle.

Come egli stesso racconta, imparò per la prima volta, in tale occasione, una vera professione, assimilando in una settimana la tecnica dell’impaginazione: assorbiva e tratteneva “come una spugna” ogni nozione che suscitasse il suo interesse.

In capo a un anno, però, tornò a Londra, dove divenne direttore artistico della rivista Queen. In tale veste visse intensamente questa sua prima fase di creatività. In un giorno del 1962, il suo assistente Max Maxell gli suggerì di acquistare un apparecchio fotografico, una Minolta con obiettivo di 50 mm.

A quell’epoca la scelta della fotografia, come professione e come mezzo espressivo, era ancora lontana. Hamilton tornò in Francia nel 1963 e divenne consulente artistico della catena di magazzini Printemps, mansione che svolse per cinque anni. Proprio in questo periodo i suoi contatti cori il mondo della fotografia divennero più frequenti.
Il primo lavoro, in qualità di fotografo di moda, gli fu commissionato dalla rivista Elle: una ventina di pagine di presentazione, in occasione dell’apertura del villaggio del Club Méditerranée di Agadir, in Marocco.

L’anticonformismo del suo carattere e l’esigenza di assoluta autonomia lo costrinsero ad abbandonare l’incarico ai grandi magazzini: la qualità del suo lavoro era infatti riconosciuta e apprezzata, ma gli si rimproverava un’eccessiva disinvoltura e la sua spiccata predilezione per il sole e per la sua casa di Ramatuelle, che aveva da poco acquistata. Ma proprio questo amore per la sua casa in Provenza favorì la sua decisione di dedicarsi completamente e unicamente alla fotografia.

David Hamilton - Lolite

Ormai libero da qualsiasi impegno che lo costringesse a Parigi, egli trascorreva la maggior parte del suo tempo a Ramatuelle dove, nel 1967, fotografò per la prima volta una delle sue fanciulle. Le sue fotografie furono pubblicate da Jasmin e, poi, da Twen, in Germania.

David Hamilton - Lolite

L’incontro con Willy Fleckhaus, direttore di questa rivista, si rivelò fondamentale per l’evoluzione della sua carriera. “Per lui ho pubblicato le mie prime vere fotografie” racconta oggi (*) Hamilton rievocando il 1969, l’anno in cui creò le immagini che illustrano Suzanne, la canzone di Cohen.
(* l’intervista è degli anni ‘80)

Proprio a quell’epoca egli è divenuto il David Hamilton oggi famoso in tutto il mondo. Celebre, completamente indipendente, egli trascorre la sua esistenza in alcuni luoghi privilegiati che ama e che stimolano la sua creatività: Francia, Stati Uniti e il resto del mondo, che egli scopre con amore, compiendo lunghi viaggi.

David Hamilton - Lolite

Nonostante la sua intensa attività (dieci libri pubblicati, quattro album, tre film e cinque cortometraggi, mostre e pubblicità) egli riesce infatti a viaggiare instancabilmente per tutto il
pianeta. Nel 1981, come negli anni precedenti, ha inaugurato personalmente almeno dodici importanti mostre dedicate alla sua opera, in Giappone, in Italia, in Germania e negli Stati Uniti.

David Hamilton - Lolite

Una vita da divo che egli ama intensamente, anche se lo costringe, almeno in parte, a rinunciare ai suoi rifugi prediletti: la casa di Ramatuelle, l’atmosfera di New York, la dolcezza dei Tropici e gli inverni a Palm Beach, in Florida.

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