I muri del 25 aprile

Memoria della resistenza e identità della nazione in cinquantacinque anni di manifesti
I muri del 25 aprile:
Memoria della resistenza e identità della nazione in cinquantacinque
anni di manifesti.

“A cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età
Contemporanea di Parma
. In collaborazione con Associazioni partigiane
Alpi, Anpi e Apc, Comune di Parma, Provincia
di Parma
, Comitato provinciale per le celebrazioni del 56° anniversario
del 25 aprile
.

Ideazione e ricerca di Margherita Becchetti, William Gambetta, Silvia Magistrali,
Lara Malerba, Silvia Piemontesi, Giambattista Sivelli, Andrea Tarasconi.”

Il mito della Resistenza dalla fondazione della Repubblica
alla guerra fredda

Titolo: Incontro
- Festival internazionale della resistenza

Data: 1954

Committente: Comitato promotore internazionale

Grafico: Brizzi - Stampa: Sagra, Roma

Proprietà: Istituto storico della resistenza e dell’età
contemporanea, Parma

Il 25 aprile 1945, nell’Italia stremata dalla
guerra e dal dominio nazi-fascista, suscitò aspettative di un profondo
rinnovamento civile e sociale nel Paese. I partiti antifascisti rinnovarono il
patto unitario della Resistenza nei governi di “unità nazionale”,
impegnandosi nell’opera di ricostruzione economica e di rinascita morale della
nazione. Il voto per la Repubblica (giugno 1946) e l’approvazione della
Costituzione (dicembre 1947) segnarono una cesura nella storia d’Italia.

In questo contesto, la Resistenza partigiana assurgeva a mito fondativo della
nuova Repubblica. Si guardò alla lotta di Liberazione come ad un movimento
unitario e popolare, nel quale le diverse culture politiche dell’antifascismo
si erano fuse nella comune volontà di scacciare gli invasori tedeschi e
i loro alleati fascisti. La nuova classe dirigente che si era formata in questa
lotta, celebrando la Resistenza legittimava il proprio ruolo alla guida del Paese
e, al contempo, tentava di costruire una nuova e condivisa identità della
nazione.

Con l’accentuarsi delle tensioni internazionali tra i blocchi guidati da Usa ed
Urss, anche in Italia iniziò una nuova fase politica. L’esclusione dei
partiti di sinistra dal governo e la nuova coalizione politica diretta dalla Democrazia
Cristiana ne furono i segni premonitori. In seguito, dopo la vittoria elettorale
del fronte moderato nel voto dell’aprile 1948, l’adesione dell’Italia al
Patto Atlantico nel 1949 e un’accesa campagna ideologica antisovietica
avrebbero caratterizzato le scelte della politica centrista nel nuovo clima di
“guerra fredda”. In questo scenario, la memoria della Resistenza si
divise a seconda dell’uso politico che i diversi schieramenti intendevano farne,
lacerandosi in un aspro conflitto ideologico.

Titolo: 1945

Data: 1954

Committente: Associazione nazionale partigiani d’Italia

Grafico: Zucchelli

Stampa: Sagra, Roma

Proprietà: Istituto storico della resistenza e dell’età
contemporanea, Parma

I manifesti presentati in questa prima sezione, firmati perlopiù dall’Associazione
nazionale partigiani d’Italia e da altre organizzazioni resistenziali, mostrano
alcuni tratti comuni. In primo luogo, il messaggio è indirizzato principalmente
agli ex partigiani per pubblicizzare non solo la festa del 25 aprile, ma anche
raduni, festival ed incontri internazionali. In secondo luogo, frequente è
il richiamo al sacrificio dei caduti, “i nostri eroi”, segno delle lacerazioni
della guerra ancora aperte. Infine, evidente è l’uso del tricolore nazionale
nell’associazione simbolica tra Patria e Resistenza.

L’impiego della fotografia e del fotomontaggio
è generalmente tradizionale: le immagini perdono d’impatto comunicativo,
assumendo piuttosto valore illustrativo, richiamando i canoni dei periodici dell’epoca.
La scelta dei colori e l’impaginazione grafica non risultano particolarmente incisivi
e raramente gli slogan si integrano con l’immagine.

La memoria della Resistenza come “religione civile”
negli anni del centro-sinistra

Titolo: 25
aprile

Data: 1960

Committente: Associazione nazionale partigiani d’Italia

Grafico: senza indicazione - Stampa: Roma

Proprietà: Istituto storico della resistenza e dell’età
contemporanea, Parma

A partire dalla fine degli anni Cinquanta, in seguito al nuovo clima di distensione
internazionale tra Usa e Urss, si sviluppò anche nel panorama
politico italiano il dibattito per una formula di governo fondata sull’alleanza
tra Democrazia Cristiana e Partito
Socialista Italiano. Questo percorso, però, si sarebbe rivelato
travagliato e tortuoso tanto che, nella primavera 1960, il Parlamento votò
la fiducia ad un governo diretto da Fernando Tambroni
con il sostegno determinante dei rappresentanti del Movimento
Sociale Italiano, un partito neofascista che si richiamava apertamente
all’esperienza della Repubblica Sociale di Salò.

Per i primi giorni di luglio, con il consenso del governo, il Msi indisse il proprio
congresso nazionale a Genova, città medaglia
d’oro alla Resistenza. Come reazione, in numerose città, si sviluppò
una protesta popolare che sorprese per la sua vastità e ampiezza e per
la partecipazione massiccia dei giovani. La loro presenza indicava non solo che
i valori dell’antifascismo erano profondamente radicati nella società civile
(una delle principali parole d’ordine del movimento fu lo scioglimento per legge
del Msi), ma anche che essi si intrecciavano a nuove istanze di rinnovamento e
ad una crescente insofferenza verso i modelli ideologici dominanti. Dopo diversi
giorni di manifestazioni e di scontri con la polizia che causarono numerosi morti
nelle piazze, il governo Tambroni fu costretto a dimettersi: si chiudeva definitivamente
la fase dei governi centristi.

L’apertura a sinistra del quadro istituzionale, con l’accesso al governo dei socialisti
a fianco della Dc, comportò una rivalutazione complessiva del Movimento
di liberazione partigiano: la Resistenza, da momento doloroso da minimizzare,
si trasformava in evento periodizzante della storia nazionale, riconosciuto come
punto di partenza di una nuova identità dell’Italia postbellica.

Titolo: 1944
-1964

Data: 1964

Committente: senza indicazione

Grafico: Franco Ricci

Stampa: Parma

Proprietà: Istituto storico della resistenza e dell’età
contemporanea, Parma

Le immagini, sia fotografiche che dipinte, i colori
e la scelta delle inquadrature (ad esempio lo scorcio dal basso del Monumento
al partigiano di Parma) conferiscono ai manifesti un forte impatto visivo. Infine,
da sottolineare, nei due manifesti di Franco Maria Ricci (1964 e 1965), la particolare
attenzione per la composizione grafica, il chiaro riferimento a correnti artistiche
contemporanee quali l’Optical art (ricordiamo la
mostra della Pop-art di Venezia del 1964) e le citazioni di importanti artisti
come El Lissitzky.

Strategia della tensione e attualità dell’antifascismo

Titolo: 1945
- 1975 a trent’anni dalla Liberazione

Data: 1975

Committente: Associazione nazionale partigiani d’Italia

Grafico: senza indicazione

Stampa: Agi, Roma

Proprietà: Istituto storico della resistenza e dell’età
contemporanea, Parma

Il 12 dicembre 1969, a Milano, in piazza
Fontana, una bomba di grande potenza esplose all’interno della Banca nazionale
dell’agricoltura uccidendo 16 persone e ferendone altre 90. Era l’inizio della
“strategia della tensione”, che avrebbe drammaticamente segnato il decennio
successivo. Stragi e attentati terroristici, compiuti da gruppi della destra neofascista,
con l’appoggio di settori degli apparati dello Stato e dei servizi segreti, avevano
l’obiettivo di destabilizzare il sistema politico italiano per favorire svolte
conservatrici o autoritarie. La politica stragista venne progettata e realizzata
come risposta alla “contestazione” giovanile emersa con inaspettata
vitalità a partire dal 1968. Il nuovo protagonismo degli studenti
e la ripresa delle lotte operaie della fine degli anni Sessanta si trasformò
presto in una lunga stagione di mobilitazioni a favore di riforme radicali sia
di carattere sociale che politico.

In questo contesto, la riscoperta della Resistenza da parte dei gruppi politici
della “nuova sinistra”, organizzatisi nei movimenti giovanili, avveniva
non più nelle forme rituali e celebrative degli anni precedenti, ma come
esperienza storica concreta alla quale rifarsi per spiegare l’azione eversiva
della destra radicale e le responsabilità dello Stato nella strategia terroristica.

Titolo: 30°
anniversario di un massacro fascista rimasto impunito

Data: 1974

Committente: senza indicazione

Grafico: Enzo Bioli - Stampa: Nuova Step, Parma

Proprietà: Istituto storico della resistenza e dell’età
contemporanea, Parma

Per quanto riguarda l’aspetto grafico, sono riconoscibili i riferimenti al linguaggio
artistico contemporaneo. I manifesti drammatizzano e attualizzano i temi della
Resistenza e della lotta antifascista. Il tricolore viene utilizzato in modo altamente
significativo: alla forte valenza visiva corrisponde, infatti, la funzione simbolica
di coesione sociale. Inoltre, è possibile osservare una diretta corrispondenza
tra i contrasti ricercati a livello cromatico e grafico e la comunicazione riferita
al clima di tensioni sociali e politiche.

Il paradigma antifascista nella “crisi della Repubblica”

Titolo: 25
aprile 1980

Data: 1980

Committente: Comitato unitario per il XXXV della liberazione

Grafico: senza indicazione - Stampa: Grafiche Step Cooperativa,
Parma

Proprietà: Istituto storico della resistenza e dell’età
contemporanea, Parma

Nel corso dell’ultimo ventennio la memoria della Resistenza si è venuta
sensibilmente appannando. Durante il settenato presidenziale di Sandro
Pertini, tra il 1978 e il 1985, era sembrato che proprio
il glorioso passato del “presidente partigiano” e la sua popolarità
potessero restituire prestigio alle istituzioni repubblicane, riavvicinando ad
esse il consenso della società civile. Pertini si richiamò costantemente
alla Costituzione e alle sue radici resistenziali, nel tentativo di rivitalizzarne
valori ed idealità. Ciò nonostante per molti giovani il fenomeno
della Resistenza si sarebbe sempre più associato all’idea di un passato
storico remoto, estraneo, comunque lontano dalle loro esigenze e dalle attese
del presente. Lo storico Giovanni De Luna ha osservato: “Confinato esclusivamente
in una dimensione ufficiale e celebrativa, diventato il segno di riconoscimento
di maggioranze governative e di schieramenti parlamentari, recisi i collegamenti
tra i suoi aspetti esistenziali e i suoi aspetti politici, l’antifascismo si avvitò
su se stesso fino a scomparire nel ‘buco nero’ degli anni Ottanta”.

Titolo: 25
aprile 1985

Data: 1985

Committente: Comune di Parma, Provincia di Parma, Comitato provinciale
per le celebrazioni del 40° anniversario della resistenza e della liberazione

Grafico: Stefano Spagnoli - Foto: Papillon

Stampa: Grafiche Step Cooperativa, Parma

Proprietà: Istituto storico della resistenza e dell’età
contemporanea, Parma

I mutamenti internazionali che si verificarono tra il 1989 e il 1991
con la “caduta del muro di Berlino”, simbolica
icona dello sfaldamento dell’impero sovietico, e con la fine dei riferimenti ideologici
totalizzanti, fecero da sfondo all’ondata delle inchieste giudiziarie di “Tangentopoli”
che svelarono un diffuso costume di corruzione radicato in vasti settori della
classe dirigente italiana, scuotendo dalle fondamenta un sistema politico-istituzionale
basato sulla centralità e sul ruolo di mediazione degli apparati dei partiti
politici. Per la Repubblica italiana iniziava un lunga fase di complessa e difficile
transizione, non ancora conclusa.

Dopo il 1989, con la crisi dei partiti che avevano ereditato il lascito della
lotta di Liberazione, il declino della memoria della Resistenza si è accentuato.
Più di recente perfino l’intangibilità del “paradigma antifascista”,
che -tra alterne fortune e varie declinazioni- aveva orientato l’intera storia
dell’Italia repubblicana, è stata messa in discussione.

Titolo: 25
aprile 1992

Data: 1992

Committente: Comune di Parma, Provincia di Parma, Comitato provinciale
per le celebrazioni della resistenza e della liberazione

Grafico: Angelo Rossi - Stampa: Grafiche Step, Parma

Proprietà: Istituto storico della resistenza e dell’età
contemporanea, Parma

Queste dinamiche di svilimento della memoria resistenziale emergono anche dai
manifesti. Se nei primi anni Ottanta è riconoscibile una sostanziale linea
di continuità con l’interpretazione politica e grafica del periodo precedente,
a partire dalla seconda metà del decennio la memoria della Resistenza viene
rappresentata attraverso un impatto visivo più attenuato, dove i segni
ed i colori risultano meno incisivi, mentre gli slogan diventano ripetitivi. Il
25 aprile, festa della Liberazione, viene associato
a temi ufficiali che di anno in anno si modificano, a seconda delle rilevanze
dello scenario politico: il valore della pace (si noti la raffigurazione del Monumento
al Partigiano in silhouette con la scomparsa dell’arma), la mobilitazione contro
la mafia, l’integrazione dell’Europa, la difesa della Costituzione repubblicana.
Negli ultimi anni, infine, i manifesti mostrano il tentativo di storicizzare l’evento
della lotta partigiana e della Liberazione attraverso il recupero di fonti storiografiche
(soprattutto fotografie): è l’esigenza di
narrare la Resistenza alle nuove generazioni, fermando il processo di “perdita
della memoria”.

Testo completo ed altre immagini
dei manifesti le trovi nel sito “largonauta

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Pubblicato il 22 aprile 2004 in: I_Collettivita'

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