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| Copertina del Calendario |
La parola Africa evoca immediatamente paesaggi da sogno, tramonti mozzafiato, il lento vagabondare di enormi pachidermi, spazi infiniti e silenzi mai ascoltati.
Un continente bellissimo, capace di catturarti con quel mal d’Africa che non ti lascia più. Già, mal d’Africa…
Basta allontanarsi un attimo dai canonici percorsi turistici, per accorgersi che c’è un altro male in Africa e anche quello non ti lascia più: si chiama
AIDS. L’ho
conosciuto in Zimbabwe. Mi si è presentato con il volto triste e sfinita di tanti bambini che una vita già durissima ha investito anche di un’eredità terribile, l’AIDS
trasmesso dalle madri. Non occorre essere genitori per immaginare il dolore devastante che si prova nel veder morire il proprio figlio e se a questo si aggiunge
la consapevolezza di essere “responsabili” di questa morte, allora non ci sono parole se non l’immenso vuoto negli occhi delle madri.
E quando sono le madri e i padri a lasciare la vita, rimangono gli orfani: sono 900.000 in
Zimbabwe. Molti di questi orfani vivono in strada abbandonati, si
nutrono di rifiuti e sono vittime di ogni genere di violenza e abuso. Un male devastante che ha raggiunto proporzioni da genocidio, capace di cancellare intere
generazioni e con esse cultura e storia tramandate per secoli. Un male che colpisce nel fisico in molteplici forme, che ferisce la dignità e mina il proprio rispetto
all’interno della famiglia e della società. E la paura è maggiore tanto più è grande la disinformazione.
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Le foto di questo calendario mostrano i pazienti del piccolo ospedale di St. Albert, in Zimbabwe, volutamente messi a contrasto con l’Africa che tutti
sogniamo. È
proprio in questo ospedale che il Cesvi, nel 2001, decise di iniziare la lotta all’AIDS in Africa con il programma
“Fermiamo l’AIDS sul nascere” e una nuova cura,
la “Nevirapina”, che offre ottime possibilità ai figli di madri sieropositive di nascere sani.
È in questo ospedale che ho conosciuto Safina, la prima donna che ha avuto il coraggio di rendere pubblico il suo stato di sieropositiva per poter salvare il figlio che doveva partorire. Così è nato Takunda (che significa “abbiamo vinto”), il primo bambino a cui è stato somministrato il nuovo farmaco.
Takunda oggi ha 3 anni ed è sano. Dopo Safina molte altre donne hanno seguito il suo esempio. È in questo ospedale che ho visto tanti
bambini riaggrapparsi alla vita grazie ad un giocattolo o perdersi nello stupore alla vista di un palloncino colorato, sconfiggendo per un attimo il dolore grazie alla forza di un sorriso. Lo stesso sorriso riflesso negli occhi delle loro madri.
Ognuno di noi può regalare un sorriso a questi bambini. Non lasciamoli soli nell’indifferenza.
Titolo: Calendario “Mal d’Africa”
Autori: Cristina Francesconi (con testi e foto)
Edizione:
Formato:
22,5×38,5 cm
Contributo: 10.00
Lo si può acquistare direttamente dal Sito Web del CESVI:
http://www.cesvi.org/educazione/libri/fotografia/calendario_africa/default.asp
Cristina gioca con un piccolo paziente all’Ospedale Saint Albert |
L’esperienza di Cristina Francesconi, volontaria Cesvi raccontata dalla stessa protagonista: “…Therry ha tre anni ed aveva bruciature su tutto Ma alla vista di un giocattolo gli occhi di Therry si sono illuminati |
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Prima di nove mesi fa, di Zimbabwe avevo sentito parlare poche volte e meno ancora di Nevirapina, di farmaci antiretrovirali e di un’associazione chiamata Cesvi. Poi una serie di coincidenze e un desiderio che portavo da sempre dentro di me mi hanno fatto conoscere il Cesvi, il suo impegno, i risultati e le difficoltà di un Paese. Oggi per me tornare al St. Albert’s Hospital è un po’ |
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CESVI - che significa cooperazione e sviluppo - è un’organizzazione umanitaria indipendente, fondata nel 1985 a Bergamo, dove ha la sede centrale.
CESVI opera in tutti i continenti per affrontare ogni tipo di emergenza e ricostruire la società civile dopo guerre e calamità.
Ma soprattutto CESVI interviene con progetti di lotta alla povertà: non elemosine, ma iniziative di sviluppo sostenibile, che fanno leva sulle risorse locali e sulla
mobilitazione delle popolazioni beneficiarie.

Stefano Scipioni










