La memoria dei mercati

Fonti e documenti sulla storia dell’annona e dei mercati di Roma

a cura di Laura Francescangeli e Oriana Rispoli

Ieri, 20 dicembre 2006 presso il Museo di Roma in Trastevere, l’Associazione Culturale Nuove Tendenze ha presentato il volume dal titolo «La memoria dei mercati. Fonti e documenti sulla storia dell’annona e dei mercati di Roma», curato da Laura Francescangeli e Oriana Rispoli e realizzato con il sostegno dell’Assessorato alle politiche del commercio e artigianato del Comune di Roma, con la collaborazione dell’Istituzione Biblioteche di Roma e del quotidiano Il Messaggero, e con il patrocinio dell’Assessorato alle politiche culturali della Provincia di Roma.

Hanno intrododotto l’opera i professori Italo Insolera, Giorgio Muratore, Vincenzo Padiglione e Mario Sanfilippo.

Il volume, che si apre con la prefazione di Roberto Giulioli, Presidente della Commissione consiliare commercio e artigianato del Comune di Roma, e con la premessa di Oriana Rispoli, Presidente dell’Associazione culturale Nuove Tendenze, presenta una prima sezione:

I documenti”, composta da un mosaico di saggi che indagano la storia dei mercati della capitale dal Medioevo ai nostri giorni; i contributi sono firmati da: Isa Lori Sanfilippo, Roma nel Medioevo: luoghi ed economia del mercato tra XI e XV secolo; Margherita Palumbo, “Le piazze dove si vendono robbe”. La normativa sui mercati romani nei bandi dei secoli XVI-XVIII; Marcella Corsi, Il mercato del pesce al Portico d’Ottavia (con qualche nota su uso, abuso, disuso, riuso di un monumento antico dal Medioevo al secondo dopoguerra); Pamela Fratarcangeli, Poteri urbani e organizzazione annonaria della città pontificia: il mercato di piazza Navona (1477-1869); Laura Francescangeli, Luoghi e regole del mercato dall’Ottocento al Novecento: una storia comunale; Annarita Romano, Edilizia e tecnologie costruttive dei mercati coperti a Roma.
La seconda sezione, “Le fotografie”, propone un’ampia scelta di immagini, provenienti dall’Archivio fotografico del principale quotidiano di Roma, Il Messaggero, presentata da Cristiana Serafini, e un reportage in bianco e nero realizzato da Francesca Vitale nei primi anni Ottanta in diversi mercati rionali romani.
L’opera si completa, nella terza e ultima sezione “La storia orale”, con l’illustrazione da parte di Stefano Gambari dell’Album di Roma, un’iniziativa promossa dal Comune di Roma e dall’Istituzione Biblioteche per raccogliere testimonianze visive sull’identità urbana e la storia sociale della città, e con un’intervista di Marco Pasini ad Aurofranco di Lino, che racconta le sue esperienze di lavoro ai Mercati Generali di via Ostiense a partire dagli anni Quaranta del Novecento.

Intento degli autori è quello di mettere in luce i valori propri dei mercati rionali sotto molteplici profili: storico, sociale, architettonico, urbanistico e antropologico, con un’attenzione sostanziale alle fonti d’archivio che “ci offrono sussidi critici e strumenti di analisi per valutare quanto della nostra storia, in una realtà in rapido mutamento e in profonda trasformazione come quella della globalizzazione economica in cui viviamo, vale la pena di conservare” (dalla prefazione di Roberto Giulioli).

Dal saggio «Elide, la fruttarola» - di Francesca Vitale
Nel 1981 insieme ad un’amica decidemmo di proporre, come lavoro finale a un corso di fotografia che frequentavamo insieme, un reportage sui mercati rionali di Roma. L’epoca era sicuramente diversa da quella attuale e in effetti sono passati più o meno venticinque anni. Diverso era sicuramente il tessuto urbanistico, in particolare le piazze che accoglievano i mercati, oggi sempre più non-luoghi in balia delle auto. E differente era in generale il modo quotidiano delle persone di vivere il proprio quartiere e le strutture ed infrastrutture che lo compongono.

Ho voluto scrivere, in accompagnamento alle mie immagini, come mi capita spesso in questi ultimi anni, un testo a metà strada tra una lettura critica delle stesse (in questo caso un mio lavoro fotografico realizzato sui vent’anni quando ho iniziato ad interessarmi alla fotografia) e una interpretazione antropologica del quotidiano, che dal dato personale, ‘minimalistico’ - il racconto di come sono stati pensati, progettati, realizzati e vissuti questi scatti -, cerca di allargare un po’ il discorso ad una analisi, semplice, su quello che era ed è oggi il senso sociale dei mercati rionali in una città come Roma.

Ho voluto anche inserire all’interno del testo una riflessione su quello che era allora, negli anni Settanta, il mondo della fotografia, quale il modo dei giovani di approcciarla e di utilizzarla come nuovo mezzo, o arte privilegiata, per osservare la realtà, a volte denunciarla, o semplicemente usarla per dei racconti personali.

Questo lavoro sui mercati rionali è ingenuo fotograficamente, formalmente e forse anche nei contenuti, essendo io agli esordi anche nell’uso della tecnica fotografica. Un lavoro acerbo con tutti gli ‘errori’ e il fascino che ciò comporta, o porta con sé. Ma nella lettura a più livelli che ho cercato di utilizzare, rivela spunti interessanti per, ripeto, una riflessione a più largo raggio, sulla ‘media’ durata, sul senso della fotografia, o delle fotografie come si direbbe oggi, perché ormai, a distanza di vent’anni dallo scatto di quelle foto, l’Universo Fotografia, è diventato qualcosa di molto più complesso e di più difficile interpretazione.

Il titolo ‘Elide la fruttarola’ è un richiamo al personaggio di Anna Magnani nel film Campo dei Fiori di Bonnard dove lei interpreta il ruolo di proprietaria di un banco di mercato. Poiché questa sequenza di fotografie dei mercati tendeva a cogliere, ad evidenziare, più i personaggi che le strutture, il parallelo col film, del 1943, mi è sembrato calzante. O almeno uno spunto. Inoltre tra queste mie vecchie foto ce n’è una, di una fruttarola appunto del mercato di Campo dei Fiori, che nello sguardo e in tutta la struttura del viso, rivela una somiglianza notevole con Anna Magnani. E la Anna Magnani di quel film, il suo volto, come quello della sua ‘sosia nella foto’, potrebbe forse essere assunto come simbolo dei mercati di Roma, diventare un volto-oggetto, similmente al viso della Garbo che, come scrive Roland Barthes ne I Miti d’oggi ‘apparteneva a quel momento del cinema in cui la sola cattura del viso umano provocava nelle folle turbamento, in cui ci si perdeva totalmente in un’immagine umana come in un filtro’ il cui viso costituiva una specie di assoluto della carne che non si poteva raggiungere né abbandonare.

Vedo in quelli scatti di vent’anni fa una vicinanza con il mio modo di fotografare oggi, nell’attrazione verso il quotidiano non evenemenziale, quel certo modo di intendere la fotografia che io come tanti altri abbiamo ‘rubato’ alle parole del Roland Barthes della Camera Chiara, di Barthes di Roland Barthes e, più indirettamente, ai Miti d’oggi.

Così, anche se le foto dei mercati si sono trasformate adesso in nature morte, è in fondo il genere che sto scandagliando attualmente, e tutto ritorna, in una consolante idea che nulla in fondo va perduto e che la nostra vita abbia una qualche aderenza, coerenza e continuità, al di là dell’impegno a cambiare qualcosa della realtà esterna che non possiamo per ora assolvere.

Dalla presentazione «Album di Roma: una fotografia, un progetto» - di Stefano Gambari

Una fotografia. Conservata nell’archivio Album di Roma - Fotografie private del Novecento http://www.albumdiroma.it , iniziativa promossa dal Comune di Roma e dall’Istituzione Biblioteche, in collaborazione con l’Archivio Storico Capitolino, l’immagine n. 19688 costituisce l’occasione per recuperare la memoria delle trasformazioni dei Mercati Generali di Ostiense, e delle condizioni del lavoro in quest’area della città. Aurofranco Di Lino, figura intimamente legata alla storia dei Mercati, è intervistato da Marco Pasini; l’intervista si inserisce nel progetto Microstorie, esperimento di accordo tra oralità e immagine, ricordo urbano visivo e testuale, in una sezione del sito web che intende riscoprire le relazioni tra i cittadini e le proprie memorie fotografiche.

Un progetto. L’iniziativa Album di Roma intende mettere in comune risorse visive distribuite sul territorio e difficilmente accessibili, documentando memoria storica, identità urbana e storia sociale, attraverso la raccolta delle foto di famiglia offerte dai cittadini per una loro conservazione digitale. Le immagini di vita quotidiana, i momenti del lavoro, la partecipazione agli eventi storici, le occasioni sociali, i diversi volti della città, le trasformazioni della scena del paesaggio urbano nel Novecento sono visibili sul sito web in un primo nucleo di oltre 2000 immagini. Questo tipo di iniziative non è nuovo ma finora è stato realizzato in piccoli centri coinvolgendo persone legate da una solida e antica storia comune. La caratteristica del progetto è la sua virtualità; le stampe non sono raccolte fisicamente, ma consegnate temporaneamente dai cittadini in biblioteca, in un punto della rete del sistema. Acquisite in formato digitale dagli operatori, le fotografie sono catalogate utilizzando una scheda di informazioni compilata dal cittadino (data e luogo di scatto, nomi e soprannomi dei soggetti ritratti, ecc.).

La fotografia privata. Scattata ad uso familiare, anonima, istantanea, la foto familiare ritrae persone con una loro identità, una storia, e un proprio ‘mondo’ di relazioni; non è opera di professionisti né di “dilettanti di qualità”, ma di coloro che il sociologo Pierre Sorlin ha definito “dilettanti intermittenti”, che “realizzano in maniera discontinua immagini a volte buone, a volte detestabili”. Nell’Album di Roma sono documentati materiali che rimangono di proprietà del cittadino ma i cui surrogati digitali passano da un grado zero di accesso a una vasta visibilità tramite la rete Internet. Sospesi o dislocati i confini tra pubblico e privato, l’adesione all’iniziativa permette allo stesso proprietario della raccolta di riscoprire materiali di famiglia spesso dimenticati, e tramite un’intervista consente di registrare una memoria labile altrimenti destinata alla perdita. L’informazione di contesto è essenziale e rende significativa la fotografia poichè di norma essa non presenta un titolo, o informazioni che la accompagnino fisicamente.

La ricerca. Sul sito www.albumdiroma.it si possono recuperare le fotografie attraverso una ricerca semplice o una ricerca avanzata; nuove funzionalità di ricerca consentono un approccio più immediato da parte del pubblico alla base dati, un’illustrazione dei suoi contenuti, e l’inserimento delle immagini in un contesto narrativo (Microstorie) legato alle testimonianze del proprietario della raccolta quali storie di vita, lettere, memorie, interviste e materiali autobiografici.

- Stefano Gambari: Coordinatore del Progetto Album di Roma e Responsabile della Biblioteca della Casa della Memoria e della Storia - Comune di Roma – Istituzione Biblioteche.

Sito dell’Associazione Culturale “Nuove Tendenze”

http://www.nuovetendenze.org/

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