Svilita l'immagine della donna

Il Comitato autodisciplina pubblicitaria vieta la pubblicità-scandalo di D&G







La pubblicità-scandalo di Dolce & Gabbana che mostra una donna a terra bloccata da un uomo a torso nudo, con altri che
assistono alla scena, è stata vietata dallo scorso lunedì 5 marzo 2007 in
tutta Italia.

Lo ha reso noto il Comitato di controllo, organo deputato
dall’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (http://www.iap.it) a tutela
degli interessi dei cittadini-consumatori.

Già il 21 febbraio, il
Comitato di controllo aveva emesso una «ingiunzione di desistenza» dopo le
numerose proteste. D&G hanno fatto scadere il tempo per opporsi, quindi il
provvedimento «ha acquisito efficacia di decisione definitiva il 5 marzo, e
dovrà essere osservato da tutti i mezzi» del sistema
pubblicitario.

Recentemente il “New York Times” aveva accusato la moda
italiana di essere volgare (vedi più avanti).














Offesa alla donna, o ’semplicemente’ spregiudicatezza?
L’Istituto di autodisciplina pubblicitaria spiega che la
pubblicità in questione è stata ritenuta «in manifesto contrasto con gli
articoli 9 (violenza, volgarità, indecenza) e 10
(convinzioni morali, civili, religiose e dignità della
persona) del codice di autodisciplina. Il provvedimento sottolinea che la
donna «è rappresentata in modo svilente, quale mero oggetto
della prevaricazione maschile», ha «un’espressione alienata, uno sguardo
assente», non fa percepire «né intesa né complicità» con uno dei
tre.

Anzi «nell’ambiguità del suo atteggiamento,
trasmette l’impossibilità di sottrarsi a ciò che accade, in quanto immobilizzata
e sottomessa alla volontà di un uomo, nonché agli sguardi impassibili, ma in
qualche modo partecipi e di attesa, degli altri
due».

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L’immagine «pur non riportando espliciti riferimenti alla violenza fisica», proprio per l’atteggiamento passivo e inerme «evoca la rappresentazione di un sopruso o l’idea della sopraffazione nei confronti della donna stessa».












Offesa alla Moda italiana, o ’semplicemente’ interesse lobbistico?
Un articolo di giovedì 1 marzo 2007 del “New York Times”

La moda italiana? “È il tempo delle zoccole”. “Nel made in Italy trionfa il
banale, la mancanza di idee, ma soprattutto una volgarità da bordello. Finita la
raffinatezza ….”

Domenico Dolce e Stefano Gabbana, presi di mira nell’articolo,
per essersi arricchiti vestendo una generazione che forse legge un libro
all’anno (seppure) e sta incollata sempre alla tv - vuol dire che negli Stati
Uniti abitano moltissime zoccole. Rispondono: “Noi lì, come tanti colleghi
italiani, vendiamo alla grande. Come la mettiamo?”.

“In più -
continua Stefano, polemico anche per la censura spagnola contro l’ultima
campagna pubblicitaria considerata istigazione allo stupro - è ridicolo che gli
americani ci diano lezioni. La loro moda è del tutto inutile e l’unico vero nome
creativo è Marc Jacobs, che infatti dovrebbe sfilare qui a Milano”.







Giorgio Armani interviene nella polemica
Un attacco che segue vecchie polemiche sul calendario milanese, ritenuto
troppo lungo ma anche i freschi veleni d’un paio di giorni fa quando Giorgio
Armani
ha tirato pubblicamente le orecchie a una giornalista proprio del New
York Times («Qui non verrà mai più») che aveva criticato la sua ultima
collezione.

“I giornalisti americani scrivono con il cuore non con il cervello: ai loro connazionali che da
sempre ci copiano in modo spudorato, perdonano tutto o quasi. Noi invece siamo
spesso massacrati in modo pretestuoso e questo non può essere
accettabile”.

















Secret Ceremony
Mentre ferve la polemica in Spagna a Milano si inaugura un’esposizione fotografica i cui soggetti sono proprio D&G
Domenico e Stefano raccontano che Steven Klein ha inviato loro “un questionario molto dettagliato e molto intimo, chiedendoci cose che non avevamo mai detto a nessuno, nemmeno a noi stessi. Ci siamo quindi messi a nudo innanzitutto rispondendo alle sue domande, anche le più strane, riguardanti perfino le nostre prime masturbazioni di ragazzi”.

Dopo questa confessione scritta, che gli è servita per capire, “durante il servizio fotografico non abbiamo più detto niente”.

Il resto dell’articolo su Secret Ceremony è nel sito “FotoGrafia Erotica”

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