
| Il Teatro Povero di Monticchiello torna in piazza dal 21 luglio al 12 agosto nell’incantevole borgo medioevale di Monticchiello, cinto entro le mura con torri e cassero della metà del 200, a pochi km da Pienza (SI). Con il sostegno di Monte dei Paschi di Siena – Provincia di Siena – Comune di Pienza Lo spettacolo di quest’anno scritto, diretto e interpretato dalla gente del paese si intitola “Ai(h)a” ed è stato il più difficile da portare in scena in oltre 40 anni di storia, poiché affronta lo spinoso tema dell’ecomostro, che ha dato luogo ad un accesissimo dibattito all’interno del paese. | ![]() |
Lo spettacolo di quest’anno - che si avvale della regia di Andrea Cresti e della collaborazione alla stesura di Vittorio Innocenti, coltivatore diretto e della moglie Maria Rosa - ed è uno dei più difficili da realizzare, poiché affronta un tema molto spinoso, quello dell’ecomostro, che ha dato luogo ad un accesissimo dibattito all’interno del paese.
Come ogni anno il teatro povero mantiene la sua caratteristica di “coralità”, in quanto è scritto, diretto e interpretato dalla gente del paese: su un totale di 150 abitanti, l’autodramma ne coinvolge ben 80 in scena, mentre gli altri sono impiegati nell’allestimento tecnico, nell’accoglienza del pubblico e in cucina, a preparare i piatti tipici nella Taverna del Bronzone.
![]() | Si è parlato - per questo fenomeno unico al mondo - di “teatro-verità”, “teatro-vita” scritto dagli stessi personaggi, cioè dalla gente del borgo che, recitando se stessa (ecco l’ “autodramma”, secondo la definizione di Strelher ), testimonia la propria realtà, presentandosi con le sue autentiche situazioni esistenziali e sociali. “Lo spettacolo di quest’anno - racconta il regista Andrea Cresti – testimonia le ragioni di un’esperienza durata 40 anni, fatta di teatro, di piazza, di abitanti/attori, che sono stati un mezzo importante per dar voce ad una comunità e dar luogo ad una sorta di autocoscienza collettiva. |
| La storia del teatro povero, unica al mondo per tipologia e seguito, è stata raccolta anche in un libro fotografico (AAVV) – con la prefazione di Alberto Asor Rosa, le interviste agli autori/attori e le presentazioni originali degli autodrammi andati in scena dal 1967 (L’eroina di Monticchiello) ad oggi.
Sempre a Monticchiello è visitabile nell’ex granaio il Te.Po.Tra.Tos: Museo del Teatro Popolare Tradizionale Toscano, ultimo nato nella rete dei Musei Senesi, che coniuga la tradizione con la più avanzata tecnologia multimediale. | ![]() |
Dove: Piazza della Commenda - Monticchiello, frazione di Pienza (SI)
Periodo: 21 luglio-12 agosto 2007 / tutte le sere (tranne lunedì)
Orario d’inizio: alle 21.30
Ingresso: 12 Euro
Info: 0578 755118 e www.teatropovero.it
| infostampa Lucia Angelici Francesca Ristori (348 6106610) / Cristina Roncucci (347 1122817) |
| Teatro Povero di Monticchiello- breve storia | ||
| La fase iniziale Il progetto del Teatro Povero nasce e si sviluppa a Monticchiello quando si comprende che attraverso questo complesso “rituale” il paese può vincere il rischio dell’isolamento e della disomogeneità sociale (oltre al pericolo di uno spopolamento interno Monticchiello vive anche i disagi dell’isolamento cui lo relega la sua ubicazione e la strada asfaltata è una conquista degli anni ‘70), il teatro assume un significato nuovo ed importante per Monticchiello.
Così, con la messa in scena del primo spettacolo teatrale del 1967, L’Eroina di Monticchiello (rielaborazione di un romanzo storico delle vicende dell’ultima guerra di Siena contro gli Spagnoli del 1553), la comunità cerca di richiamare l’attenzione dei paesi vicini, anch’essi in fase di spopolamento a causa della crisi dell’agricoltura. L’esperienza ha successo. | ||
| L’autodramma Nel 1969 ricorre l’anniversario di un episodio della Resistenza (mancata strage dei nazisti a Monticchiello) e gli abitanti, per rievocarlo con uno spettacolo, chiedono la collaborazione del giornalista e scrittore Mario Guidotti, che cerca di rendere critico il modello di lavoro ludico degli abitanti del luogo e capisce che l’azione più efficace è l’approfondimento della realtà socio-culturale del paese.
Con lo spettacolo Quel 6 aprile del ‘44 l”esperienza teatrale di Monticchiello si lega così al nome di Guidotti dando origine al sodalizio da cui nascerà il concetto di “autodramma” ed il vero “Teatro Povero. Nel 1970 si presenta Noi di Monticchiello: uno spaccato di vita borghigiana che propone un approfondimento dei problemi di una comunità depressa e pur protesa disperatamente alla propria affermazione. Si può parlare di “teatro-verità”, “teatro-vita” scritto più che da un autore, dagli stessi personaggi, cioè dalla gente di Monticchiello che, recitando se stessa (ecco l’autodramma, secondo la definizione di Strelher ), testimonia la propria realtà, presentandosi con le sue autentiche situazioni esistenziali e sociali. | ||
| Lo spettacolo presentato nell’estate del 1974 Contadini o no segna il primo ingresso della vicenda contadina negli autodrammi, che sarà a lungo un tema dominante. Vengono affrontati i problemi dovuti alo sfaldarsi della famiglia contadina, allo spopolamento delle campagne, all’urbanizzazione e alle profonde trasformazioni sociali dell’ultimo ventennio per arrivare poi alla conclusione, in cui si mette a fuoco il problema della valorizzazione della Valdorcia. La dialettica tra passato e presente dunque, è da ora in poi centrata sugli aspetti e sulle vicende del mondo contadino. | ||
| La piazza: nuovi orientamenti Il teatro a Monticchiello è nato in piazza e la piazza, che del borgo rappresenta il centro, ospita d’estate gli spettacoli, trasformandosi ogni anno in palcoscenico, oltre ad essere da sempre il centro di aggregazione civile, di confessione, di decisioni, di autoanalisi.
Alla piazza che viene dedicato lo spettacolo del 1981 La Piazza: il testo per la prima volta è scritto dalla gente del paese. Nasce il nuovo Teatro Povero. | ||
| Fin d’ora, infatti, il mondo contadino era stato rappresentato puntando sugli aspetti più godibili e divertenti. All’interno di ogni spettacolo emergevano figure ricorrenti che incarnava-no lo spirito popolare, beffardo ed ironico, dando vita a pittoresche macchiette. Da questo momento invece, l’ottica viene spostata; si cerca di analizzare la famiglia colonica con rigore critico, cercando di recuperare l’aspetto più problematico, magari meno divertente, ma sicuramente più rispondente alla realtà. C’era con questo spettacolo il rischio di rompere l’esperienza che infatti un netto insuccesso. Tuttavia lo spettacolo riesce a rompere determinati equilibri e delinea il nuovo corso del teatro di Monticchiello.
Negli spettacoli successivi al 1981 il Teatro Povero sembra aver rinnovato lo stile tradizionale seguendo indicazioni più moderne. La tradizionale presentazione della società contadina non viene più recuperata soltanto attraverso macchiette bozzettistiche, ma è analizzata e scrutata criticamente in tutti i suoi aspetti, insistendo molto sul lato filosofico e sociologico del tema. ZoIlet del 1983 ne è l’esempio lampante. Il titolo è appunto un neologismo pubblicitario per designare la vecchia zolla di terra che, in un mondo plastificato e sintetico, non potrà che essere “venduta” in scatole nei banconi del supermercato. |
| Informazioni turistiche | ||
| ufficio turistico del teatro povero 0578 755118 – www.teatropovero.it |

Stefano Scipioni












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