Fotografia di guerra, testimonianza al femminile

Gerda Taro, retrospettiva

Gerda Taro

Le fotografie di Gerda Taro sono una impressionante, ma poco conosciuta, testimonianza di un importante momento per la storia della fotografia di guerra ma sono anche la prova della possibilità di cambiamento per la donna in Europa negli anni ’30. Questo grazie alla sua personale narrazione, alle sue fotografie delle miliziane a Barcellona e a Valencia e perché Taro è stata la prima donna conosciuta ad aver fotografato nel pieno del combattimento, ed è stata anche la prima a morire in azione.

Anche se la sua promettente carriera è stata interrotta presto, le sue fotografie si dimostrano di grande interesse per il loro movimento, per l’impegno e per la sperimentazione a livello formale.
La mostra è progettata a partire dal materiale conservato nel vasto archivio di Gerda Taro dell’International Center of Photography che comprende approssimativamente 200 stampe vintage, negativi originali, pubblicazioni e materiali appartenuti alla fotografa.

Dove: Forma - Centro Internazionale di Fotografia, Piazza Tito Lucrezio Caro, 1 - Milano
Quando: inaugurazione, giovedì 26 marzo 2009 alle 19.00
Periodo: dal 27 marzo al 21 giugno 2009
Orari: Giovedì e Venerdì dalle 11 alle 23, gli altri giorni, dalle 11 alle 21. Chiuso il Lunedì
Ingresso: 7.50 euro Ridotto 6 euro Scuole 4 euro
Info: 02 58118067 - www.formafoto.it

Gerda Taro

Gerda Taro, il cui vero nome era Gerda Pohorylle, nasce a Stoccarda nel 1910 in una famiglia di ebrei polacchi liberali. La famiglia si trasferisce a Lipsia quando Gerda ha 19 anni, qui la crescente presenza del nazional socialismo da un lato, e una nuova cerchia di amicizie dall’altro, spingono Gerda verso le organizzazioni locali schierate a sinistra.

Nel 1933 viene arrestata per aver partecipato ad una campagna di protesta anti nazista. Capisce che rimanere in Germania per lei è diventato troppo pericoloso e decide di trasferirsi a Parigi.
Dopo un anno trascorso duramente alla ricerca di un lavoro, incontra il fotografo ungherese André Friedmann, che successivamente avrebbe cambiato il suo nome in Robert Capa.

Tra Gerda e Andrè nasce una storia d’amore, Gerda è sempre di più coinvolta nella gestione del lavoro di Andrè, è in questo momento che comincia a sperimentare realizzando le sue fotografie.
Inizia a lavorare presso l’agenzia Alliance Photo, questo impiego le permette di avere un punto di vista privilegiato per comprendere i meccanismi del fotogiornalismo.
Nel febbraio del 1936 ottiene la sua prima tessera da giornalista.

Gerda e Andrè, frustati dal loro insuccesso nella vendita delle foto, si rendono conto che essere identificato come uno dei tanti ebrei emigrati a Parigi dall’Europa dell’Est non aiuta a vendere le foto. Così decidono di costruire la figura fittizia di un avventuroso fotografo americano di nome Robert Capa, la cui identità avrebbe permesso loro di guadagnare molto di più.
Gerda, dal canto suo, cambia il suo cognome in Taro, prendendolo da quello dell’artista giapponese Taro Okamoto. Entrambi i nomi avevano una eco hollywoodiana, Capa ricordava il regista americano Frank Capra mentre Gerda Taro l’attrice Greta Garbo. Una riuscitissima operazione di marketing, che aiutò immediatamente Capa a guadagnarsi l’attenzione della stampa internazionale.

Gerda Taro

Quando il 17 luglio del 1936 scoppia la guerra civile in Spagna, Taro e Capa si organizzano per raggiungere Barcellona. L’opportunità di fotografare un combattimento e contemporaneamente la possibilità di partecipare attivamente ad una causa della sinistra, una causa a cui i due emigrati entrambi erano profondamente legati ideologicamente, si rivela un’occasione imperdibile per la coppia.

Fotografano fianco a fianco, spesso riprendendo le stesse scene. Le immagini di quel periodo, però, sono facilmente identificabili perché i due usano macchine con negativi di diverso formato; Taro usa quello quadrato della Rollei, Capa quello rettangolare della Leica.

Inoltre le foto di Taro rivelano il suo interesse per la sperimentazione e per la New Vision Photography caratterizzata da punti di vista inusuali e dinamici.
Dopo aver fotografato a Barcellona, si dirigono prima a ovest poi a sud, verso Cordoba, qui Capa scatta la sua famosa foto “the falling solder”, un miliziano lealista ripreso mentre cade all’indietro un momento dopo essere stato fatalmente colpito.

Fin da subito, la coppia di fotografi Taro e Capa pubblica su riviste con una reputazione consolidata come Vu in Francia o Zuricher Illustrierte in Svizzera. Anche se inizialmente il copyright è attribuito solo a Robert Capa, in realtà il lavoro è un progetto collettivo a cui entrambi apportano il loro contributo. La raccolta dei provini a contatto del periodo – inclusi nella mostra - rendono evidente questa collaborazione: le fotografie di Taro e Capa si intersecano e le storie sono costruite attraverso le foto di entrambi gli autori.

Taro e Capa tornano a Parigi all’inizio dell’inverno per poi intraprendere un secondo viaggio in Spagna nel febbraio del 1937. Le fotografie di questo periodo, invece, non sono facilmente distinguibili dal momento che entrambi lavorano con lo stesso formato, 35mm rettangolare. Allo stesso tempo iniziano a pubblicare le loro foto con copyright “Capa & Taro”, come per il lavoro sugli scontri di Madrid sul settimanale francese Regards.
Capa rimane in Spagna solo per poco, ritorna a Parigi alla fine del mese, mentre Taro decide di trattenersi.

Sembra che a questo punto la loro relazione si fosse raffreddata e Taro comincia a farsi strada con una carriera indipendente all’interno della stampa di sinistra francese. A partire da marzo 1937, il copyright delle sue foto su Regards e su Ce Soir, il giornale del Fronte popolare francese, è “Photo Taro”.

Alcune delle immagini che più colpiscono di Gerda Taro furono scattate nella primavera del 1937, in un ospedale e in un obitorio in seguito al bombardamento di Valencia.

Nel luglio Taro si occupa del Secondo Congresso Internazionale degli Scrittori per la Difesa della Cultura a Madrid, e in seguito si sposta a Brunete, nelle vicinanze della capitale, per seguire i combattimenti per Ce Soir. Nelle due settimane successive fotografa gli scontri per l’occupazione della città, le sue foto sono largamente riprodotte, questo anche perché dimostravano che il lealisti avevano il controllo di Brunete a dispetto di ciò che affermavano i rivoltosi.

Il 25 Luglio del 1937, un carro armato colpisce di striscio la macchina su cui era Gerda Taro. Morirà il giorno successivo.
Il suo corpo viene mandato a Parigi dove viene proclamata martire dell’antifascismo.
Il suo funerale, a cui partecipano decine di migliaia di persone, viene celebrato il giorno del suo ventisettesimo compleanno.

La mostra è curata da Irme Schaber (biografa ufficiale di Gerda Taro), Richard Whelan (noto biografo di Robert Capa e fino alla sua recente scomparsa, curatore dell’archivio Capa dell’ICP) e dal curatore associato dell’ICP Kristen Lubben. E’ Organizzata in collaborazione con l’International Center of Photography di New York che porterà la mostra in tutto il mondo e Forma è la sua unica tappa italiana.
Il catalogo che accompagna la mostra, a cura di Irme Schaber, è edito da Contrasto.

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Forma è un’iniziativa di Fotospazio, una società costituita da Fondazione Corriere della Sera, Contrasto con l’importante collaborazione di ATM, che ospita Forma all’interno dello storico deposito dei tram del quartiere Ticinese.

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Ufficio Stampa Forma

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