
Il testo descrittivo del volume ispiratore delle prove d’esame, Pierre Sorlin - I figli di Nadar. Il «secolo» dell’immagine analogica:
“Finché non fu inventata la fotografia, nella prima metà del XIX secolo, l’umanità conosceva soltanto un modo di riproduzione figurativa, quello sintetico che, in diverse forme (disegno, pittura, scultura), veniva eseguito direttamente dalla mano dell’uomo.
La facilità con cui divenne possibile, grazie alla fotografia, realizzare un’immagine analogica, ridusse considerevolmente la distanza esistente tra i professionisti, depositari esclusivi di una tecnica, e i numerosi dilettanti, trasformati di colpo in potenziali fotografi.
Prodotto non piú costoso, raro o prezioso, l’immagine fotografica impose ben presto un vero e proprio uso sociale e introdusse gradualmente un’altra forma di lettura e interpretazione del mondo, che si disvela ora al primo sguardo. L’ambito di quanto meritava di essere riprodotto e poteva essere osservato cominciò da quel momento ad allargarsi enormemente (civiltà lontane, vita quotidiana, politica, sport, moda, scienza), adattandosi immediatamente alle necessità e agli eventi piú diversi.
L’apparizione della riproduzione fotografica inaugurò dunque un’inedita pratica sociale che avrebbe conosciuto immensi sviluppi diramandosi senza soluzione di continuità nel cinema, nella televisione e nel video. Focalizzando l’attenzione sulle attese del pubblico e ricostruendo i modi e gli effetti di un’evoluzione per sua natura difficilmente periodizzabile, Pierre Sorlin, sociologo della «lunga durata», avvalendosi di un originale apparato iconografico, ricostruisce nei Figli di Nadar i contorni di un regime percettivo che, in continua elaborazione e metamorfosi, regola e condiziona oggi il nostro rapporto con i media”.
Questo è il testo della prova d’esame pubblicata da invalsi (http://archivio.invalsi.it/ones-prove/).

Stefano Scipioni








